La Mostra com'era: 1968

    Gli anni della contestazione

    Condividi

    La 29^ Mostra entra nella storia come l'edizione della contestazione. Le immagini dei poliziotti schierati davanti al Palazzo del Cinema per arginare gli eccessi di un gruppo di giovani contestatori (in prima fila Marco Ferreri), dice molto sul clima in cui si svolse quella che fino a quel momento era stata la manifestazione più mondana del cinema italiano. Dal 1969 al 1980 viene abolita la consegna dei premi e la rassegna diventa non competitiva.

    La Mostra, retta ancora (come del resto la Biennale) da uno statuto di epoca fascista, non poté sottrarsi al generale clima politico. Il Sessantotto creò una frattura drammatica con il passato e anche la Mostra subì dure contestazioni. Dal 1969 al 1979 le edizioni furono non competitive. I Leoni tornarono alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica nel 1980.

    Il 1968 è l'anno della contestazione anche per il cinema e per sua vetrina più prestigiosa: la Mostra di Venezia. Dopo la sospensione, nel maggio 1968, del Festival di Cannes, occupato da studenti contestatori a cui si erano aggiunti diversi critici e registi, le tensioni alla Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro (dove però, grazie alla diplomazia del direttore Lino Micciché e del Sindaco della città, la rassegna poté proseguire senza interruzioni), le contestazioni arrivano anche in Laguna.

    Pier Paolo Pasolini, che quell'anno presentava un film cui teneva molto, Teorema, era preoccupato. Già il mese precedente, l'Associazione Nazionale Autori Cinematografici (ANAC) aveva annunciato aperta ostilità alla storica rassegna lasciando però autori e attori, liberi di scegliere se parteciparvi o meno. Compreso Pasolini che all'inizio non si schierò con gli studenti contestatori che minacciavano di mettere la città a "fuoco e fiamme". Ma, più sensatamente, propose qualche modifica all'antico statuto ribadendo la sua volontà di esserci per proiettare il suo film. Si presentò, insieme a Liliana Cavani e a Bernardo Bertolucci, dal direttore della Biennale, Luigi Chiarini (che quell'anno stesso lasciò l'incarico) per chiedere di abolire, per l’edizione del 1968, la cerimonia di premiazione con il Leone d’oro, in attesa di un nuovo statuto. 

    La stampa di sinistra, con il quotidiano L'Unità in testa, criticò duramente lo scrittore italiano, soprattutto per il suo attacco ai contestatori, rappresentanti - secondo lui - di una nuova forma di fascismo, "rifugio di moralisti finti giovani e di giovani borghesi, che agisce sotto il segno dell’intimidazione". Ma quando l'Anac, il 25 agosto, in concomitanza con l'apertura della Mostra, occupa il Palazzo del Cinema, Pasolini dichiara la sua piena adesione alla protesta: invasione pacifica della sala ma proiezioni confermate e nessun Leone d'oro. Alla fine la direzione della Biennale vince il braccio di ferro e, sgombrata la sala con un intervento delle forze dell'ordine, allontana i contestatori.

    La reazione di Pasolini fu di organizzare un controfestival veneziano al quale avrebbero partecipato tutti i registi contestatori, italiani e stranieri. Un’idea che rimase però tale, dato che già altri registi che avevano partecipato alle proteste come Bernardo Bertolucci, Liliana Cavani, Dino Risi e Giorgio Bontempi, confermarono la loro regolare partecipazione al Festival, lasciando la rassegna pasoliniana senza film. Si giunse così, senza ulteriori intoppi, all’apertura della Mostra, la sera del 27 agosto.

    Nel filmato, datato 5 settembre 1968, Carlo Mazzarella illustra la conferenza stampa che tenne Pier Paolo Pasolini, nel corso di quei giorni concitati, per dichiarare l'intenzione di ritirare il film Teorema dalla Mostra, per solidarietà con l'Anac. Il film verrà comunque proiettato per decisione del produttore Franco Rossellini.