"Anime nere" di Francesco Munzi

Storia di un capolavoro dal destino avverso

Quando un film può fregiarsi del titolo di capolavoro? Per provare a rispondere a questa annosa domanda, il critico Mario Sesti organizzò per la Festa del Cinema 2017 il convegno Dalla stampa allo smartphone: recensioni, critica cinematografica e video-saggi, relatori Paolo Mereghetti e Anthony O. Scott, critici cinematografici del Corriere della Sera e del New York Times, e Annette Insdorf, docente di Film Studies presso la Columbia University. In sintesi, un film, per essere definito un capolavoro, deve possedere

un racconto coinvolgente e ben strutturato in base a ciò che il film vuole proporre; lo stile deve essere adeguato a ciò che si intende raccontare e il linguaggio filmico utilizzato deve aiutare lo spettatore ad apprezzare e ricordare la pellicola anche dopo molto tempo 


Anime nere di Francesco Munzi è un capolavoro. Affascinato dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, esperto di storia, antropologia e cronaca nera della Calabria, Munzi decise di trascorrere un anno in Aspromonte prima di scrivere la sceneggiatura insieme a Fabrizio Ruggirello - scomparso subito dopo le riprese: a lui è dedicato il film - e a Maurizio Braucci. Anime nere può essere considerato il primo film che racconta una storia di ‘ndrangheta e lo fa dal suo interno: non c’è un’indagine poliziesca né un’inchiesta giudiziaria, le forze dell’ordine si prestano a un breve cammeo, seppur significativo. 

La realizzazione di Anime nere è stata lunga e travagliata. A raccontarcela è Luigi Musini, fondatore insieme a Roberto Cicutto della Mikado Film, distribuzione distintasi per un cinema di qualità; da tempo Musini è dedito alla produzione con la sua CinemaUndici. Il progetto di Anime nere era stato preso in carico da Donatella Botti e la sua Bianca Film, le location scelte erano il Messico, Milano e naturalmente la Calabria. Proprio nella regione del sud iniziarono le riprese, alla fine delle quali il budget previsto per l’intero film era già terminato. Il girato, della durata di quaranta minuti, fu mostrato a Musini in una saletta di montaggio: il produttore nato a Parma rimase così colpito da quanto aveva appena visto che decise di entrare nella produzione, sostituendo di fatto Botti. Determinante per le sorti del film risultò poi Cecilia Valmarana, responsabile produzioni di Rai Cinema, che sostenne il lavoro di Munzi contro qualunque parere contrario. Musini ammette che “Anime nere non era un film facile da proporre: il tema era delicato, fin lì non molto trattato né dal cinema, né dalla tv”. C’era stato il caso di Gomorra co-sceneggiato da Braucci, un vero esperto di scrittura noir, ma la ‘ndrangheta è altra cosa. Inoltre c’era da fare i conti con un regista molto rigoroso, quasi rigido nelle sue convinzioni; un cast formato da ottimi attori ma nessuna vera star; la presenza dei sottotitoli al dialetto calabrese e in ultimo le riprese ancora da fare a Milano e soprattutto in Messico. La produzione fu dissuasa dal girare nel paese centroamericano, specie nelle zone individuate da Munzi: si ripiegò quindi sulla città di Amsterdam, alternativa comunque valida visto che la capitale olandese e il suo porto sono spesso crocevia del traffico di stupefacenti. 

Il film fu proposto ai selezionatori del Festival di Venezia 2014 che lo inserirono nella sezione concorso. Qualche settimana prima dell’inizio della kermesse lagunare, nella sala cinema di Rai Cinema fu organizzata una proiezione privata di Anime nere a cui ebbero accesso pochi fortunati. Quando si riaccesero le luci, i presenti si guardarono attoniti, scossi, impressionati da quello che avevano appena visto, increduli che si trattasse di un film italiano così perfetto nel raccontare una storia formalmente noir, ma dai forti connotati shakespeariani o di tragedia greca; qualcuno si espose presagendo allo scaramantico Musini che il film di Munzi aveva già in tasca il Leone d’Oro. Grazie alla maestria del regista l’intero cast, formato da attori professionisti e abitanti del luogo, è in totale stato di grazia. Citiamo solo due esempi, quelli di Fabrizio Ferracane - straordinario il momento in cui inizia a impazzire per la tragedia che lo ha appena colpito - e della coppia formata da Peppino Mazzotta e Barbora Bobulova, che ricorda quella dei personaggi di Michael Corleone e Kay Adams della trilogia de Il Padrino

A Venezia purtroppo le cose non andarono per il verso giusto. La giuria presieduta da Alexandre Desplat preferì premiare lo svedese Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, un verdetto che già dal titolo, praticamente la traduzione di quello originale, ha il sapore della beffa rispetto alla forza di Anime nere. Con ironia Musini avanza l’ipotesi che “essendo Desplat un compositore di colonne sonore, probabilmente non saranno piaciute le musiche di Giuliano Taviani”. Giustizia fu fatta ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento, dove Anime nere fece incetta di premi. Per Musini si trattò della seconda statuetta dopo quella ricevuta per Il mestiere delle armi (ne avrebbe poi vinta una terza con Sulla mia pelle). Il film è stato venduto in tutto il mondo. Ma il destino avverso era ancora in agguato. Al momento di scegliere il candidato a rappresentare l’Italia agli Oscar 2015, all’opera di Munzi fu preferito Il capitale umano di Paolo Virzì, film bello e importante ma, col senno di poi, una scelta sbagliata: il film non entrò nella cinquina finale, mentre Anime nere sarebbe stato più in linea con i gusti dell’Academy. 

Quando a Musini si chiede qual è il ricordo più indelebile a proposito del lavoro di Munzi, senza esitazioni il produttore cita il momento in cui gli furono mostrati quei quaranta minuti di girato: “Eravamo in sei, e pur essendo un terzo del film, comprendemmo tutti di trovarci di fronte a qualcosa dalla potenza straordinaria”. Un capolavoro, appunto.

Scheda del film

Anime nere di Francesco Munzi - 2014 - 105’
Con Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Barbora Bobulova

Luigi (Leonardi) è un trafficante calabrese di droga, appena tornato in Italia da Amsterdam dove ha stretto un accordo con un cartello sudamericano. Di passaggio a Milano, Luigi incontra suo fratello Rocco (Mazzotta), affermato imprenditore del capoluogo lombardo che deve il suo successo al riciclaggio di denaro sporco, frutto dei traffici di Luigi; Valeria (Bobulova), moglie milanese di Rocco, da tempo è combattuta fra l’amore per il marito e il rifiuto della doppia vita di quest’ultimo. A causa di un episodio di violenza, comunque marginale, accaduto nel loro paese dell’Aspromonte, Luigi e Rocco, accompagnati da Valeria, si recano in Calabria con l’intento di sistemare alcune questioni con un boss della ‘ndrangheta locale. Ad attendere i tre c’è Luciano (Ferracane), il fratello maggiore di Luigi e Rocco, che da tempo si è distaccato dal torbido ambiente che regna in quelle zone. Ma le sabbie mobili della violenza che caratterizza quella terra sono pronte a ingoiare tutti.  

Produzione CinemaUndici/Babe Films/Rai Cinema; distribuzione Good Films. Uscita cinema 18 settembre 2014, prima tv Rai3 23 settembre 2016. Festival di Venezia 2014 Premio Pasinetti miglior film; Premio Mimmo Rotella a Luigi Musini. David di Donatello 2015 miglior film, regia, sceneggiatura, produzione, fotografia, montaggio, colonna sonora, canzone originale, sonoro. Nastro d’Argento 2015 miglior sceneggiatura, produzione e montaggio. Ciak d’Oro 2015 miglior montaggio e sonoro in presa diretta.

Fonti
Corriere della Sera, 30 agosto 2014
Il Mattino, 18 settembre 2014
La Gazzetta del Mezzogiorno, 19 settembre 2014
auralcrave.com, articolo del 30 novembre 2017 
Conversazione con Luigi Musini, 15 luglio 2020
Testimonianza di Umberto Berlenghini, 22 luglio 2020

Si ringrazia la Direzione Comunicazione Rai