Damiano Damiani: il cinema e la denuncia sociale

A 100 anni dalla nascita

Damiano Damiani (Pasiano di Pordenone, 23 luglio 1922 - Roma, 7 marzo 2013), regista, sceneggiatore, ma anche attore e scenografo. A cento anni dalla nascita, Rai Cultura ricorda uno dei maestri del nostro cinema di denuncia: attento ai dettagli, scrupoloso, gran lavoratore. La settima arte per lui è soprattutto un mezzo straordinariamente efficace per mostrare, senza veli, la realtà nei suoi aspetti violenti, le ingiustizie, la sopraffazione dei potenti. Il messaggio civile dei suoi film però non sacrifica mai l'intreccio narrativo, sempre curato e coerente, né depotenzia la forza suggestiva delle immagini.

Dopo gli studi di pittura all'Accademia di Brera, subito dopo la guerra, Damiani lavora come illustratore (sua la prima locandina del Piccolo Teatro), come disegnatore di fumetti e regista di fotoromanzi. L'incontro con il cinema risale al 1946, quando realizza il suo primo cortometraggio in bianco e nero, La banda d'Affori, cui seguono una serie di documentari - Arte e realtà - ai quali continua a dedicarsi anche dopo il trasferimento a Roma, nel 1951, conciliando questo impegno con l'attività di sceneggiatore.

Nel 1960 ritorna dietro la macchina da presa per il suo primo lungometraggio, Il rossetto, ispirato ad un fatto di cronaca: una ragazzina assiste all’omicidio di una donna e s’invaghisce dell’assassino, che la manipola per sfuggire alla giustizia. Un commissario di polizia indaga e lo incastra. Sconterà la sua pena. Nel cast anche Pietro Germi. Dello stesso anno è il noir Il sicario, un ritratto crudo e spietato di una certa borghesia senza scrupoli.

Dal 1962 Damiani si allontana dalla cronaca per avvicinarsi alla letteratura italiana e agli scrittori contemporanei. Nasce così L'isola di Arturo, dall'omonimo romanzo di Elsa Morante, di cui firma anche la sceneggiatura insieme a Cesare Zavattini e Ugo Liberatore. Nel 1963 dirige Walter Chiari ne La rimpatriata e realizza la trasposizione de La noia di Alberto Moravia, sceneggiato da Tonino Guerra. Nel 1966 esce nelle sale Quién sabe?, un western all'italiana con Gian Maria Volonté e Klaus Kinski che riesce a coniugare impegno politico e avventura.

Con Il giorno della civetta, tratto dall'opera di Leonardo Sciascia, nel 1968 Damiani "scopre" un nuovo filone d'indagine: l'universo mafioso e la connivenza che lo lega alla politica. Nel filmato che vi proponiamo, realizzato nel 1967 dalle telecamere della Rai sul set del film, le interviste ai protagonisti della pellicola, Claudia Cardinale e Franco Nero, a Sciascia e al regista Damiano Damiani. Questo nuovo interesse poi troverà piena espressione e grande successo di pubblico nel 1984 quando il regista realizza in 6 puntate, la prima serie della fiction televisiva La Piovra, interpretata da Michele Placido, nei panni del commissario Cattani. Nel cast anche Barbara De Rossi, Florinda Bolkan e Flavio Bucci.

La filmografia di Damiano Damiani negli anni Settanta prosegue sul filone della piaga della mafia. La moglie più bella (1970), esordio di Ornella Muti, è un cupo dramma familiare ispirato a un fatto di cronaca dell'epoca. E poi: Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica (1971), Perché si uccide un magistrato (1975), Un uomo in ginocchio (1979). Nel 1975 torna sul genere western-avventuroso ma con una commedia Un genio, due compari, un pollo, interpretata da Terence Hill. Nello stesso decennio il regista si confronta anche con altri generi cinematografici come lo spionaggio (Goodbye & Amen. L'uomo della CIA, 1977) e l'horror (Amityville II: the possession, 1982). Nel 2001 sarà perfino tentato dalla commedia fantastica che lo porta a girare Assassini dei giorni di festa (2001), da un romanzo di Marco Denevi.

Nel 1985 Damiani, riprende ad occuparsi di criminalità organizzata dirigendo di nuovo Michele Placido, questa volta nei panni di uno spietato killer, nel poliziesco Pizza Connection cui fa seguito, l'anno successivo, L'inchiesta, un giallo storico con Harvey Keitel e Keith Carradine, dove racconta, con intelligenza e anticonformismo, il tentativo dei romani di far luce sulla sparizione del corpo di un giovane chiamato Gesù dal suo sepolcro.

Nel 1988 torna in TV per realizzare la mini serie televisiva Il treno di Lenin un affresco storico sulla Rivoluzione russa, ricostruito attraverso il viaggio di Lenin, organizzato dalla Germania nel 1917, da Zurigo a Mosca. Ben Kingsley veste i panni dello statista bolscevico.

Damiano Damiani si spegne a Roma il 7 marzo 2013 all'età di 90 anni.