Emanuele Severino. Il destino dell'Europa

Nichilismo e dominio della tecnica

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Luca Taddio intervista Emanuele Severino sulla crisi dell’Europa.
Severino premette che non si deve perdere di vista il fatto che la cultura europea è diventata planetaria, cioè mentre l’Europa come entità geografica ha cessato di avere il ruolo che aveva prima della Seconda guerra mondiale, l’essenza della cultura europea è diventata dominante ed è quindi tutt'altro che in crisi. La scienza e la tecnica sono un’invenzione europea così come è un’invenzione europea la filosofia, di cui tanto poco si parla non tenendo presente che la scienza nasce dalla filosofia, che ha trasmesso alla scienza le proprie categorie fondamentali. 
Per capire cos’è l’Europa oggi si deve risalire all’Europa come entità filosofica.
Severino afferma di aver sempre considerato patetico l’atteggiamento dell’intellettuale che, essendo anche poco informato, pretende di dire ai popoli cosa debbano fare. Il compito del filosofo è invece quello di stabilire che cosa i popoli sono destinati a fare e a volere, di mostrare il percorso che inevitabilmente attende l’Europa. 
La questione è stabilire che cosa significhino unificazione e separazione, perché la filosofia porta alla luce un modo di pensare il mondo separante, pensandolo come una fluttuazione in cui gli eventi e la nostra vita attuale nascono dal niente per tornare nel niente e non ci può essere legame tra ciò che esiste adesso e ciò che ieri era niente. Il concetto di oscillazione delle cose tra il nulla e l’essere è un concetto essenzialmente separante e questa separazione è alla matrice del costituirsi di ciò che oggi chiamiamo Europa. 
Inoltre ci sono tante risposte tra loro separate alla domanda che ne è oggi dell’Europa, per esempio una risposta politica, una antropologica, una religiosa. C’è allora sia una separazione concettuale, sia una separazione dovuta alla specializzazione scientifica, per la quale l’Europa non si presenta come qualcosa di unitario ma ci sono molte Europe. 
Il concetto dell’angoscia per il nulla non è nato con l’esistenzialismo, ma è nato molto prima con i greci che evocano il mostro, cioè la nullità delle cose e dopo averlo evocato restano terrorizzati di fronte ad esso, come l’apprendista stregone. La filosofia nasce dall’angosciato stupore, dal terrore rispetto al fatto che morire vuol dire andare nel nulla. Quando si comincia a pensare alla morte come annientamento, la tradizione, che arriva fino a Hegel, di fronte al pericolo estremo costituito dall’annientamento, evoca un rimedio che è Dio, che protegge e contiene il divenire delle cose, un rimedio contro l’imprevedibilità del futuro, legata al niente che ci attende.
Quindi non è che l’Europa dovrebbe abbandonare la tradizione cristiana, ma è inevitabile che l’abbandoni perché quello che Severino definisce il sottosuolo filosofico del nostro tempo, mostra l’impossibilità del cristianesimo. Il motivo di fondo di questa inevitabile distruzione del passato è che Dio è il rimedio all’angoscia del divenire, Dio nello stesso tempo rende impossibile quel divenire che gli amici di Dio riconoscono per primi quando angosciati ne evocano l’esistenza. 
Il capitalismo, il marxismo, lo stato totalitario o la democrazia sono tutte forme mondane del divino, in quanto si presentano come rimedio contro i pericoli e i disagi della vita. Quando il sottosuolo filosofico del nostro tempo mostra l’impossibilità di ogni eterno mostra anche l’impossibilità di una verità assoluta, ma il sottosuolo filosofico del nostro tempo è anche la distruzione di ogni limite all’agire dell’uomo, limiti che invece secondo la tradizione non potevano essere superati.

Oggi la tecnica costituisce la forma più radicale dell’agire ed è in atto un avvicinamento tra il sottosuolo filosofico, che distrugge la tradizione e quindi anche la tradizione cristiana e che libera l’agire da ogni limite e la tecnica che da questo discorso si fa autorizzare a procedere all’infinito senza limite, avendo lo scopo dell’aumento indefinito della capacità di realizzare scopi. La tecnica non può più essere considerata uno strumento delle forme mondane del divino, capitalismo, marxismo, ecc. ma ha un suo proprio scopo. Queste forze che si illudono di servirsi della tecnica sono tra loro in conflitto, per cui devono potenziare lo strumento di cui si servono per sconfiggere le forze avversarie, si pensi allo scontro del secondo dopoguerra tra USA e URSS, ma poiché il conflitto è gestito potenziando la tecnica, ognuna di queste forze assume come scopo il potenziamento dello strumento tecnico che da mezzo diventa scopo. E quando un’azione cambia di scopo non è più quella, l’azione è definita dal suo scopo. 

 

La storia d’Europa è, pertanto, la storia del nichilismo e la destinazione della tecnica al dominio è il farsi massimamente coerente da parte dell’errore, del pensiero del niente, dell’alienazione estrema che è il pensare che le cose escono dal niente e vadano nel niente e quindi siano niente e questo errore produce il dominio della tecnica. Mentre oggi il capitale si serve della tecnica per crescere sempre di più, in futuro sarà la tecnica a servirsi del capitale per incrementare sempre di più la propria potenza. 
Verrà il tempo in cui i popoli paleranno il linguaggio che vede l’errare estremo in cui consiste la persuasione che le cose escano dal nulla e vadano nel nulla, che è la forma originaria dell’omicidio. Io uccido per eliminare completamente il nemico, per ridurlo a niente, ma l’eliminazione originaria consiste nel pensare le cose come di per se stesse inficiate dal nulla. Questo è anche il pensiero del divino che realizza la forma di omicidio originario, perché se Dio pensa l’uomo come ciò che di per sé è nulla, stabilisce le premesse perché poi gli uomini sulla terra continuino ad uccidersi, allora si esce dal nichilismo pensando a qualcosa di più alto di Dio ossia pensando che ogni cosa è ed è impossibile che non sia ossia è eterna. 


Emanuele Severino (1929 - 2020) è stato uno dei maggiori filosofi italiani del XX secolo. Accademico dei Lincei, ha collaborato per decenni con il “Corriere della Sera”. Ha offerto un’interpretazione della filosofia che sottolinea lo scacco del pensiero metafisico da Platone a Nietzsche e Heidegger. Per superare le aporie nichilistiche della tradizione metafisica evidenti anche nel discorso moderno della tecnica, ha promosso un ritorno a una filosofia dell’Essere che escluda rigorosamente il non-essere e il divenire. Fra le sue opere recenti: Dialogo su diritto e tecnica (con N. Irti, Roma-Bari 2001); Discussioni intorno al senso della verità (Pisa 2009); L’identità del destino. Lezioni veneziane (Milano 2009); Il destino della tecnica (Milano 2009); Democrazia, tecnica, capitalismo (Brescia 2009); Il mio ricordo degli eterni. Autobiografia (Milano 2011); La potenza dell’errare. Sulla storia dell’Occidente (Milano 2013); In viaggio con Leopardi. La partita sul destino dell’uomo (Milano 2015); Dike (Milano 2015); Storia, gioia (Milano 2016); Il tramonto della politica. Considerazioni sul futuro dell’uomo (Milano 2017); Dispute sulla verità e la morte (Milano 2018). La Casa Editrice Adelphi pubblica la collana “Scritti di Emanuele Severino”.

Luca Taddio insegna Estetica all’Università di Udine all’interno del corso di laurea in Scienze dell’Architettura. Si occupa in particolare di filosofia della percezione e di teoria dell’immagine. Ha scritto Fenomenologia eretica (2010) ed è autore di numerosi racconti filosofici, dai quali è stato tratto il volume Spazi immaginali (2004).