Daniela Marcheschi: Cervantes e Collodi

Daniela Marcheschi: Cervantes e Collodi

L'istanza etica della tradizione umoristica

Daniela Marcheschi: Cervantes e Collodi
Miguel de Cervantes (Alcalá de Henares 1547 - Madrid 1616) conosce la realtà italiana e ci lascia delle bellissime pagine anche sulle città italiane che lui visita al seguito di Carlo V. Da una parte si può dire che certamente, sia il personaggio Don Chisciotte, sia il personaggio Pinocchio sono in qualche modo identificazione dell’autore, ma dall’altra parte c’è anche l’ironia, che è la grande mediatrice. Carlo Collodi (Firenze 1826 - ivi 1890) si identifica con Pinocchio che rappresenta la dimensione conoscitiva dell’infanzia, ma nello stesso tempo guarda Pinocchio con ironia.  Questo è appunto permesso dalla tradizione umoristica:
l’estetica della tradizione umoristica è un’estetica in cui le carte si mescolano continuamente, senza alcun preconcetto o pregiudizio: si vive e si gioca. Il fascino del Don Chisciotte è fondamentale per capire la tradizione comico umoristica: il Don Chisciotte sarà uno dei grandi testi dell’umorismo della tradizione ottocentesca, che a Collodi interessa praticare, e per questo dobbiamo ringraziare Giuseppe Baretti, che individua nell’opera di Cervantes un punto nodale della tradizione comico umoristica.  

Don Chisciotte rappresenta quell’istanza etica, che ogni scrittore che non vuole accettare la realtà così com’è deve far propria e che va affermata nella letteratura: un dover essere per il quale l’essere umano responsabile deve lavorare se non vuole diventare nichilista.

Don Chisciotte deve rimanere pazzo perché è così che Sancio, l’uomo del buon senso, lo vuole. L’uomo del buon senso vuole il grande idealista, perché rappresenta una strada su cui incamminarsi. Il Pinocchio burattino è qualcosa di donchisciottesco che l’uomo deve nutrire dentro se stesso per rimanere vivo.

L’anticonformismo vero è seguire la verità che noi sentiamo risuonare dentro noi stessi e vivere secondo quella verità ed è questo l’insegnamento più bello della grande letteratura, perché senza le grandi idealità il mondo peggiora.  


Daniela Marcheschi è critico letterario e docente di Letteratura italiana, Lingue e letterature nordiche e Antropologia delle arti in diverse università, tra le quali Salamanca, Uppsala, Firenze, Perugia e il CLEPUL-FLUL di Lisbona. Oltre a numerosi saggi tradotti in diversi paesi, ha curato i «Meridiani» Mondadori delle Opere di Carlo Collodi (Milano 1995) e di Giuseppe Pontiggia (Milano 2004), e pubblicato il volume riassuntivo di critica e teoria della letteratura Il Sogno della letteratura (Roma 2012). È direttore scientifico della Fondazione Dino Terra. Tra i suoi libri: Collodi ritrovato (Pisa 1990); Prismi e poliedri. Scritti di critica e antropologia delle arti. Ediz. illustrata (Livorno 2001); Sandro Penna. Corpo, tempo e narratività (Roma-Napoli 2006); Chiara Matraini. Poetessa lucchese e la letteratura delle donne nei nuovi fermenti letterari del ‘500 (Pisa 2008); Leopardi e l’umorismo (Pistoia 2010); Il sogno della letteratura. Luoghi, maestri, tradizioni (Roma 2012); Antologia di poeti contemporanei. Tradizioni e innovazione in Italia (a cura, Milano 2016); Il naso corto. Una rilettura delle Avventure di Pinocchio (Bologna 2016); Mille anni di poesia religiosa italiana. Antologia (a cura di, Bologna 2017).