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Emanuele Severino. Heidegger e la metafisica classica

L'alienazione della verità e la follia dell'occidente

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Emanuele Severino parla del congresso internazionale, tenutosi a Brescia dal 13 al 15 giugno 2019, dal titolo Heidegger nel pensiero di Severino. Metafisica, Religione, Politica, Economia, Arte, Tecnica, organizzato dall’ Associazione di Studi Emanuele Severino (Ases).

Il convegno appena concluso ha insistito molto, secondo Severino, sul rapporto tra Heidegger e la tesi di laurea del giovane filosofo bresciano, che vedeva a quel tempo nella metafisica classica la forma autentica del filosofare e in Heidegger una porta aperta rispetto alla metafisica. In Heidegger è molto esplicita la descrizione dello stare al mondo del nostro esserci, che però non dice nulla intorno ai grandi problemi della metafisica, che sono l’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima. Quella tesi di laurea incomincia ad analizzare non Essere e tempo ma Kant e il problema della metafisica, perché Heidegger guarda molto da vicino il discorso kantiano sulle condizioni trascendentali, che rendono possibile il mondo. Alla radice di questa complessità del trascendentale kantiano Heidegger sostituisce il senso dell’essere, cosa che già il filosofo italiano Antonio  Rosmini aveva fatto un secolo prima, ponendo l’essere come il significato originario. 

L’analisi filosofica è astratta, ma si tratta di un’astrazione analoga a quella dell’analisi matematica e dell’aritmetica, che pur astratte, sono essenziali per ogni attività pratica di tipo economico o politico, che sarebbero impossibili in violazione delle regole matematiche o aritmetiche. 


Nello scritto del giovane Severino il primo tragitto per arrivare a quella metafisica classica che culmina nell’affermazione di Dio, è quello di dire che la nostra conoscenza non ha potenza sulle cose, ossia le cose non esistono perché noi le conosciamo, ma, come diceva già Aristotele, le conosciamo perché esistono. Il giovane Severino vedeva in Heidegger la figura della superpotenza impotente, superpotenza è l’atto ontologico dell’essere, che è la condizione perché si possa manifestare il mondo, impotenza è la circostanza per la quale il conoscere è impotente rispetto alle cose. 

Si è meno considerato nel convegno, secondo Severino, tutto il suo pensiero successivo alla tesi di laurea, che ha capovolto il giudizio sulla metafisica classica, ritenuta il luogo che tutelava con più forza l’alienazione della verità, la follia essenziale, che rende possibile anche la follia psichiatrica. Follia, ricorda Severino, è una parola che Marx usa per il capitalismo, limitandosi a considerare solo la follia del capitalismo, che appartiene però ad una più ampia follia che è la storia dell’occidente. 
Heidegger è pertanto compartecipe della follia non solo della metafisica classica, ma di tutto il pensiero occidentale, anche scientifico o artistico.

Heidegger dice che solo un Dio ci può salvare, evocando così la figura di una forza in grado di salvare dalla violenza e dalla negatività della tecnica, che riduce gli uomini ad entità utilizzabili. Ma l’azione di salvare è trasformatrice del mondo, l’ultimo Dio di Heidegger ha pertanto i caratteri del demiurgo platonico. 

Emanuele Severino è professore emerito di Filosofia teoretica presso l’Università di Venezia e insegna Ontologia fondamentale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. È Accademico dei Lincei. Collabora con il “Corriere della Sera”. Ha offerto un’interpretazione della filosofia che sottolinea lo scacco del pensiero metafisico da Platone a Nietzsche e Heidegger. Per superare le aporie nichilistiche della tradizione metafisica evidenti anche nel discorso moderno della tecnica, ha promosso un ritorno a una filosofia dell’Essere che escluda rigorosamente il non-essere e il divenire. Fra le sue opere recenti: Dialogo su diritto e tecnica (con N. Irti, Roma-Bari 2001); Discussioni intorno al senso della verità (Pisa 2009); L’identità del destino. Lezioni veneziane (Milano 2009); Il destino della tecnica (Milano 2009); Democrazia, tecnica, capitalismo (Brescia 2009); Il mio ricordo degli eterni. Autobiografia (Milano 2011); La potenza dell’errare. Sulla storia dell’Occidente (Milano 2013); In viaggio con Leopardi. La partita sul destino dell’uomo (Milano 2015); Dike (Milano 2015); Storia, gioia (Milano 2016); Il tramonto della politica. Considerazioni sul futuro dell’uomo (Milano 2017); Dispute sulla verità e la morte (Milano 2018). La Casa Editrice Adelphi pubblica la collana “Scritti di Emanuele Severino”.