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Friedrich-Wilhelm von Herrmann. La concezione heideggeriana della "metafisica"

Le due vie di elaborazione del problema dell'essere

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Il filosofo Friedrich-Wilhelm von Herrmann, ultimo assistente di Martin Heidegger e promotore della pubblicazione della sua opera omnia, intervistato in occasione del congresso internazionale Heidegger nel pensiero di Severino. Metafisica, Religione, Politica, Economia, Arte, Tecnica, che si è tenuto dal 13 al 15 giugno 2019 a Brescia, illustra i punti essenziali della sua relazione. 

"Nonostante le apparenze, il progetto speculativo heideggeriano non è per nulla estraneo alla metafisica. È possibile mostrare, infatti, come in ognuna delle fasi del suo pensiero, Heidegger concepisca il suo progetto come una metafisica intesa in un senso nuovo. La «filosofia della vita vivente» annunciata nel 1916, la «scienza originaria pre-teoretica» del 1919 e la «scienza dell’origine» del 1919-20 sono le prime configurazioni documentabili di questa nuova metafisica. Ma è nel corso del semestre estivo del 1928 che il concetto di metafisica viene ad essere precisato esplicitamente: essa comprende non soltanto l’ontologia fondamentale come risposta al problema dell’essere in generale, ma anche l’ambito della metaontologia, cioè dell’analisi dei modi d’essere delle varie regioni dell’ente. Il 1929, anno della stesura del Kantbuch e della celebre Prolusione universitaria, è decisivo per comprendere come per Heidegger la filosofia sia essenzialmente metafisica: il filosofare viene inteso in questi testi come l’attuazione esplicita di quel trascendere (l’ente verso l’essere) che costituisce per Heidegger la metafisica implicita in ogni esserci. Con il “mutamento immanente” dall’ontologia fondamentale al pensiero dell’evento, compare l’idea spesso fraintesa del superamento della metafisica. Ciò non significa però, nelle intenzioni di Heidegger, una negazione delle filosofie tramandate, ma il loro ripensamento attraverso la radicalizzazione del domandare, volto ora a sondare la verità dell’Essere. Se è vero che il pensiero heideggeriano dell’Essere abbandona la prospettiva trascendentale-orizzontale, non pare però rinunciare del tutto all’idea di metafisica. Nel corso su Hölderlin del 1934-35 Heidegger parla, infatti, esplicitamente di un’«altra metafisica». Essa si configura come «altra» rispetto a quella avutasi sinora, perché non è impostata sull’idea dell’essere come qualcosa di trascendente “oltre” l’ente, ma sulla differenza ontologica tra l’Essere e l’ente, il quale può divenire il luogo del salvataggio della verità".