Georges Vigarello. "Cosmetica. La bellezza come cura totale"

La cura del corpo e il ruolo della tecnica

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Georges Vigarello, intervistato al Festival della Filosofia di Modena - Arti del 2017, parla del tema della sua Lezione Magistrale,  Cosmetica. La bellezza come cura totale, tenuta il 17 settembre. Secondo Vigarello, esistono molteplici motivazioni che spingono le persone a voler cambiare il proprio corpo e a migliorarlo: la prima è il tentativo di conformarsi in qualche modo ai canoni dettati dalla cultura del tempo, la seconda è affermare in modo più forte la propria personalità e la terza, la principale, è il bisogno di dimostrare che siamo in grado di migliorare il modo in cui ci presentiamo in pubblico e siamo padroni del nostro corpo. 
Queste tre motivazioni ci aiutano a comprendere come al giorno d’oggi tenda ad affermarsi una maggiore esigenza di trasformare e migliorare il proprio aspetto. 
La questione fondamentale è quella della differenza tra l’uomo e la donna nella società occidentale e in quello che è lo Stato moderno, dove si è avuta l’imposizione di certi tipi di comportamenti con una profonda divisione dei ruoli. Da una parte l’uomo che s’identifica con colui che si rivolge verso l’esterno, affrontando il lavoro, la competizione, dall’altra, la donna che è rivolta invece verso l’interno della casa. Un esempio perfetto di ciò si trova in un testo di Baldassare Castiglione del 1528, in cui si descrive “la donna di palazzo” come colei che riceve, che accoglie, che è incaricata dell’arredamento e che allo stesso tempo è investita del compito di mantenere una determinata estetica dell’apparenza. Quindi notiamo un focus sull’apparenza che è molto più marcato per la donna di quanto non lo sia per l’uomo, che verte altresì indiscutibilmente sulla carne: la carne della donna può essere più soda poiché, in qualche modo rimanda all’idea dei “piaceri della vita”, dell’accoglienza, mentre invece la carne dell’uomo è una carne rude. Lo vediamo molto bene ad esempio, in dipinti, come Il Ratto delle figlie di Leucippo, di Rubens, un’opera magnifica del 1620. Indiscutibilmente tale differenza andrà ad affermarsi e andrà, per così dire, a strutturarsi, ad articolarsi nel tempo all’interno della società occidentale. 

Oggi i mestieri maschili stanno diventando mestieri anche femminili, le pratiche sportive tradizionalmente maschili diventano anche femminili. Si giunge quindi a un punto in cui i corpi si avvicinano e il corpo della donna può diventare rigido, muscoloso. Pertanto, col passare del tempo, quell’estetica femminile, intesa come estetica della seduzione, quella grande differenza con quella maschile, tende, almeno in parte, a scomparire e anche l’uomo può diventare un oggetto di seduzione, un oggetto di piacere, e quindi con molta probabilità, potrà essere compiuto un investimento estetico anche sul corpo dell’uomo. Vediamo ad esempio l’ascesa di linee di prodotti cosmetici e di profumi che si rivolgono agli uomini, che invece prima non erano affatto considerati. La bellezza femminile si è fortemente trasformata nel corso del tempo, perché il rapporto della donna con il senso del pudore muta velocemente.

È con la Rivoluzione francese che nella donna nasce la sensazione di potersi affermare maggiormente e in quel momento l’abito cambia, diventando largo e morbido, permettendo al corpo femminile di mostrarsi e di affermarsi. La linea del corpo s’impone sulla linea dell’abito, come segno della liberazione della donna. Liberazione che diventerà evidente alla fine del XIX secolo e un esempio lo troviamo in un’opera di Proust, Du côté de chez Swann, dove lo scrittore francese parla del corpo che abbandona l’artificio al quale era sottomesso per liberarsi dallo stile ad esso imposto. 

Nel XX secolo la tecnica si evolve considerevolmente e non interessa più solamente l’abito, ma anche il modo in cui possiamo toccare il corpo dell’altro e modificarlo a partire dalla pelle. È una contingenza radicalmente differente da quanto si era prodotto fino a quel momento, poiché intervenendo sul corpo, possiamo trasformarne sia il volto, sia la silhouette, il primo in qualcosa che corrisponde all’individuo e alle sue aspettative, mentre la seconda tende ad un profilo più filiforme, nel tentativo di dissimulare le parti del corpo che rimandano maggiormente alla funzione materna della donna.


Perché più la donna entra in relazione con la sfera lavorativa, e con lo spazio pubblico, più diventa forte l’esigenza che essa si muova, che sia efficiente dal punto di vista tecnico. La chirurgia estetica diventa in grado di intervenire sul corpo nel suo insieme e influisce sul modo in cui la donna può intervenire nello spazio pubblico, ampliando il suo campo d’azione, e moltiplicando le sue possibilità lavorative. 
Infine Vigarello parla del importanza che oggi ha l’immagine: le fotografie vengono trasformate, adattate, e possiamo far circolare la nostra immagine e adattarla all’interno dei social.

Il corpo si può “artificializzare”, si possono far circolare immagini che non corrispondono alla realtà, ma nello stesso tempo si può affermare che, più che nel passato, il corpo sia il luogo della nostra identità. 
Perché non esistono più quelle grandi immagini che afferivano ad una sovranatura, ad un “mondo dietro il mondo”, al trascendente, ma la nostra esistenza oggi è molto più materiale, più concreta: ci interroghiamo sul nostro corpo e sul modo in cui funziona.   


L’epoca contemporanea è caratterizzata dalla cura crescente per il corpo umano, attraverso più tecniche, trattamenti e pratiche cosmetiche. In che modo l’artificio dell’abbellimento contribuisce alla costruzione della propria personalità?




Georges Vigarello è directeur d’études presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, dove è anche Condirettore del Centro Edgar Morin. Nelle sue ricerche storiche e antropologiche si è occupato dei temi dell’igiene e della salute, nonché delle rappresentazioni del corpo. Tra i suoi libri in italiano: Lo sporco e il pulito. L’igiene e il corpo dal Medioevo a oggi (Venezia 1996); Il sano e il malato. Storia della cura del corpo dal Medioevo a oggi (Venezia 1996); Storia della violenza sessuale. XVI-XX secolo (Venezia 2001); Storia della bellezza. Il corpo e l’arte di abbellirsi dal Rinascimento a oggi (Roma 2007).