Alfonso Maurizio Iacono. Cogliere la poesia della vita

Filosofia e medicina

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Alfonso Maurizio Iacono, intervistato nel marzo 2021, parla del rapporto tra medicina e filosofia, e in particolare delle conseguenze patologiche della pandemia sulla salute psicofisica delle persone. 
Iacono si chiede se è reale il desiderio di tornare alla normalità, dal momento che la patologia era già nella normalità, perché tutti i problemi psicopatologici, come il panico, l’anoressia, la bulimia, che stanno aumentando in maniera esponenziale, esistevano già prima della pandemia.
La depressione, per esempio, viene confusa con la malinconia e con la tristezza che non sono fenomeni patologici, perché oggi si vuole tutto e subito, anche una normale crisi d’amore viene scambiata per un problema medico. Il vero problema è l’idea sbagliata che l’infelicità sia una malattia. 

Bisogna recuperare il rapporto tra filosofia e medicina, attraverso la medicina della persona, la cura dell’anima, sviluppando l’elemento cooperativo del fare insieme le cose e non quello competitivo, frenando l’ansia del successo, l’incapacità di sostenere qualsiasi critica.  

I numeri dei morti, forniti quotidianamente nei bollettini, procurano depressione, si nega la morte come tale dichiarandola positivisticamente attraverso i numeri, dichiarare solo i numeri è una forma terroristica, perché spersonalizzante. Riducendo i morti a numeri si finisce per esorcizzare e dimenticare la morte ed è questa l’estrema propaggine della rimozione della morte, che esisteva già prima della pandemia, che porta davvero alla depressione. 

La poesia della vita, nel senso empedocleo, ossia la poesia che diventa intrinseca con la vita, può combattere questa dissoluzione delle forme comunitarie, poesia che significa rivivere l’anima come respiro, vivere il rapporto dell’anima e del corpo con l’ambiente, dove il mondo non è di fronte a noi come oggetto da dominare ma intorno a noi.  



Alfonso Maurizio Iacono è professore di Storia della Filosofia presso l’Università di Pisa. Si è occupato dei rapporti tra filosofia e antropologia attraverso una metodologia d’indagine influenzata dallo strutturalismo francese, dall’epistemologia della complessità di Francisco Varela e dalla riflessione di Gregory Bateson. Alle prime ricerche sulle strutture cognitive del pensiero europeo di fronte al colonialismo, in primo luogo la nozione di feticismo, sono seguite le riflessioni sull’epistemologia dell’osservatore e sui concetti di autonomia e finzione in una chiave storico-politica. Attualmente lavora sui temi della storia e della sostituzione attraverso l’immagine rinascimentale e moderna della finestra.