Alfonso Maurizio Iacono. Il linguaggio del mito

Le radici della nostra cultura

Alfonso Maurizio Iacono, intervistato nel marzo 2021, parla del mito come elemento fondante della nostra cultura. 
Avendo fatto filosofia con i bambini, Iacono afferma di aver capito che con il linguaggio del mito che si possono raggiungere livelli di profondità, avvicinandosi di più al senso. La nostra storia culturale tende a pensare che il logos ci avvicini di più alla verità rispetto al mito, che viene ridotto a favola e non considerato, come avrebbe detto Giambattista Vico, un luogo dove si esprime la ragione con altri mezzi. 

La tradizione greca, dove affondano le nostre radici, viene oggi trascurata, come anche il cristianesimo, che questa tradizione ha ereditato attraverso i Padri della Chiesa ed è riuscita a fonderla con quella biblica, con la grande operazione di Agostino e di Tommaso, che ha riproposto e riassorbito la filosofia greca. Ma oggi tutto questo viene considerato superato dal progresso, che è a sua volta un mito, ma che non viene dichiarato come tale. Il problema del progresso è il luogo comune che la storia va avanti anche in modo inerziale sempre verso il meglio, affermazione che contraddice gli stessi principi dell’Illuminismo. 

Oggi che con la crisi ecologica la natura mostra la sua non inesauribilità e il corpo non è più riducibile ad un mero meccanismo usato dalla mente, la scienza con la teoria dei quanti non ragiona più in questi termini, ma continua a pensare in questi termini il sistema sociale e culturale, perché i mutamenti al livello del senso comune sono molto più lenti delle riflessioni filosofiche. In sintesi, Iacono afferma che non si possono dimenticare le nostre radici in nime del progressismo. 

Alfonso Maurizio Iacono è professore di Storia della Filosofia presso l’Università di Pisa. Si è occupato dei rapporti tra filosofia e antropologia attraverso una metodologia d’indagine influenzata dallo strutturalismo francese, dall’epistemologia della complessità di Francisco Varela e dalla riflessione di Gregory Bateson. Alle prime ricerche sulle strutture cognitive del pensiero europeo di fronte al colonialismo, in primo luogo la nozione di feticismo, sono seguite le riflessioni sull’epistemologia dell’osservatore e sui concetti di autonomia e finzione in una chiave storico-politica. Attualmente lavora sui temi della storia e della sostituzione attraverso l’immagine rinascimentale e moderna della finestra.