Luigi Miraglia. Le caratteristiche irrinunciabili dell'umano   

Vita biologica e vita dello spirito al tempo della pandemia

ll latinista e filologo classico Luigi Miraglia, interrogato sui cambiamenti che ha subito la nostra vita in un anno di pandemia, enuncia le caratteristiche dell'umano alle quali non possiamo rinunciare.
Partendo dagli studi di Giovanni Pugliese Carratelli, ripresi da Marcello Gigante e dal saggio di Umberto Curi, Le parole della cura, Miraglia afferma che per secoli la filosofia è stata paragonata alla medicina, perché attraverso la parola ha potuto aiutare gli uomini a combattere le malattie dell’anima, che sono altrettanto pericolose di quelle del corpo. 
La situazione della pandemia affonda le sue radici nel passato e oggi siamo giunti ad un punto in cui l’unica cosa che sembra importante è la vita biologica, come afferma il filosofo Giorgio Agamben, mentre non vengono molto considerate le altre componenti della vita umana. 

L’uomo per tutta l’antichità e fino all’età moderna è stato definito come un essere dotato di razionalità, di socialità e, a differenza degli altri animali, di libero arbitrio. Quello a cui stiamo assistendo è la distruzione completa di queste caratteristiche dell’umano, perché la superstizione e la paura, definite già da Spinoza gli strumenti del tiranno per condizionare le vite umane, stanno invadendo gli animi di tutti. 

Non è un caso se tutta la vicenda abbia assunto i toni e il linguaggio di una nuova religione, dove il virus è il male e il vaccino l’elemento di rigenerazione e di rinascita, che dovrebbe salvare l’intera umanità. 
La socialità è ormai distrutta, i rapporti tra le persone sono mediati dallo schermo dei computer, lavoro e didattica sono a distanza e anche le energie economiche che si vogliono reimmettere nel Paese sono soprattutto rivolte alla digitalizzazione e alle nuove tecnologie per favorire le relazioni a distanza. 

Nell’antichità la caratteristica della filosofia era considerata la preparazione serena alla morte, ma la nostra epoca invece ha quasi convinto gli uomini di essere immortali o, secondo il transumanesimo, amortali, in una continua trasformazione del proprio corpo attraverso la sostituzione dei pezzi, come la Nave di Teseo, in parte meccanici e in parte umani fino alla completa abolizione dell’umano.  

Dimentichi delle caratteristiche che fanno l’umanità, abbiamo preferito cancellare persino il volto che è la caratteristica dell’umano, che, come diceva Cicerone, è index animi, ci indica quel che succede nell’animo. Il volto quindi è parte della socialità e coprirlo continuamente ha un valore simbolico gravissimo. Noi occidentali sapevamo bene queste cose, tanto che abbiamo lottato perché le donne islamiche venissero liberate dalle coperture del volto.

Ma oggi, per paura della perdita della semplice vita biologica, che i nostri avi hanno sacrificato senza esitazione nelle battaglie per assicurare ai propri figli una vita spirituale e un mondo migliore, stiamo rinunciando a tutte le altre caratteristiche dell’umano, che se perdute non renderanno la vita biologica nemmeno degna di essere vissuta.    




Luigi Miraglia ha conseguito la laurea in Lettere classiche presso l’Università di Napoli “Federico II”, con una tesi di letteratura cristiana antica. Ha poi conseguito il dottorato in Filologia classica presso l’Università di Salerno, con un lavoro sulla storia della didattica delle lingue classiche dal III al XVIII secolo. Ha insegnato nei licei di Stato, nella Scuola di specializzazione all’insegnamento dell’Università di Salerno e nella Pontificia Università Salesiana. Ha fondato l’Accademia Vivarium novum nel 1991 e nel 1998, su impulso di Gerardo Marotta e Giovanni Pugliese Carratelli, ha avviato il progetto di un Campus internazionale per giovani di tutto il mondo, che ha oggi la sua sede nella borrominiana Villa Falconieri di Frascati. Dirige l’Accademia, dove insegna letteratura neolatina (sec. XIV-XVIII). Ha partecipato a numerosi simposi e progetti culturali in diversi Stati d’Europa, d’America e d’Asia e ha organizzato e diretto importanti convegni internazionali come “Latino sì, ma non così” (Procida-Vivara, 1991), “Docere” (Napoli-Montella, 1998), “Humanitas” (Napoli, 2007), “Litterarum vis” (Szeged-Budapest, 2008), “Monumenta viaeque” (Roma, 2010), “Humanitas renascens” (Roma 2014), “Virtus contra furorem” (Roma 2015), “Posse renasci” (Roma 2016), “Patria diversis gentibus una” (Roma 2017), “Homo ludens” (Roma 2018), “Communis hereditas” (Roma 2019), “Dignitas hominis et humanitatis officia” (Roma 2019), “Humani generis concordia” (Roma 2019), “Natura naturans” (Roma 2019), “Magnum miraculum homo” (Roma 2019) e “Global forum on the promotion of humanism through classical education” (Hangzhou, Cina, 2019). È autore di vari libri e articoli, prevalentemente sull’insegnamento del latino e del greco, sulla storia della didattica, sulla letteratura neolatina; è direttore della rivista «Mantinea» e membro ordinario dell’Academia Latinitati Fovendae e della Pontificia Academia Latinitatis.