Marco Lanterna. Manlio Sgalambro e la fine del tutto 

Un pessimista "mediterraneo"

Marco Lanterna parla del filosofo e poeta siciliano Manlio Sgalambro (Lentini 1924 – Catania 2014).

Sgalambro è un perfetto rappresentante di quel pessimismo “mediterraneo” – categoria critica non rilevata dalle storie ordinarie - che attraversa la filosofia italiana con figure di bizzarri e ridenti annichilatori.

Da Gorgia di Lentini all'abate Galiani, dall’Ortensio Lando dei Paradossi al Giammaria Ortes dei Calcoli, da Leopardi sino a Giuseppe Rensi o Adriano Tilgher, l'Italia vanta un gran numero di questi pensatori irregolari. Sgalambro vi aggiunge anche l’interesse teoretico per la cosmologia, mutuandolo da Philipp Mainländer, il filosofo della redenzione. L'idea della morte termico-entropica dell’universo, della fine del Tutto - che è la chiave di volta del pessimismo di Sgalambro come viene espresso ne La morte del Sole – è infatti ripresa dal Mainländer.

Semmai il tocco mediterraneo e ridanciano di Sgalambro, nell’attesa di questa gelida fine, è di concedersi nel mentre alla musica, un po’ come accadde all’orchestrina del Titanic che pur colando a picco zufolava allegra.



Marco Lanterna, Milano 1973, vive tra Milano e Nizza. Pubblicista, critico letterario, pensatore indipendente, è cresciuto alla “scuola” dei filosofi Anacleto Verrecchia del quale ha curato i postumi Il cantore filosofo. Scritti su Wagner (2016) e Il mastino del Parnaso. Elzeviri e polemiche (2017) e di Sossio Giametta del quale ha curato i Capricci napoletani. Pagine di diario (2018). È inoltre traduttore e postillatore di moralisti tra cui Damien Mitton, Vauvenargues, Pierre Nicole.