Gli idilli di Giacomo Leopardi

I capolavori leopardiani secondo Guido Davico Bonino

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Vita e opere di Giacomo Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14 giugno 1837) nel commento del critico teatrale Guido Davico Bonino. Bonino sottolinea come Recanati abbia fortemente influito sull’opera del poeta. Proprio in quello che Leopardi definiva “il natio borgo selvaggio” sono stati scritti, fra il 1819 ed il 1821, i Piccoli idilli. Essi denotano una profonda maturità stilistica ed una notevole ricchezza di temi; L’Infinito, che appartiene a questo gruppo di liriche, ne è un esempio. Negli Idilli emergono già i temi che accompagneranno Leopardi per tutta la vita, attraversando l’intera produzione poetica: il contrasto fra felicità ed infelicità, le promesse vane della Natura, l’amore percepito come miraggio. L’attore Umberto Ceriani legge alcuni dei componimenti più belli di Giacomo Leopardi: L`Infinito, La sera del dì di festa, Alla luna, La vita solitaria.
L'infinito:

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.