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    Lucio Villari racconta Leopardi

    Leopardi il rivoluzionario

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    Un ritratto di Giacomo Leopardi molto lontano dai ricordi comuni dei tempi della scuola, che la memoria racconta come un giovane poeta dalla salute cagionevole che esprime in versi sublimi la propria sofferenza. Leopardi è in realtà uno degli intellettuali più all’avanguardia della letteratura e del pensiero del paese, in un momento in cui l’Italia e l’Europa – siamo a cavallo tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 – sono attraversate da grandi trasformazioni. In questo video, il professore Lucio Villari ripercorre la vita del poeta partendo da Recanati, città dello stato pontificio appena entrata a far parte della Repubblica romana, dove Leopardi nasce il 29 giugno 1798 e dalla casa in particolare, il luogo della sua prima formazione, con la grande biblioteca dove l’autore de Le operette morali era solito trascorrere intere giornate a studiare.

    La cultura moderna era invisa alla Chiesa di allora, per cui Monaldo cercava di salvare le apparenze ma era solo apparenza, perché nessuno ha costretto il bambino o ragazzo Giacomo a leggere, era Giacomo che ne era attratto - Lucio Villari

    Giacomo Leopardi è stato uno dei più grandi poeti e scrittori della letteratura di tutti i tempi e uno dei principali esponenti del romanticismo letterario. Nato a Recanati il 29 giugno 1798, ha spesso tratto ispirazione dal “natio borgo selvaggio” in cui sono stati scritti, fra il 1819 ed il 1821, i Piccoli idilli, che denotano una profonda maturità stilistica ed una notevole ricchezza di temi; L’Infinito, che appartiene a questo gruppo di liriche, ne è un esempio. Negli Idilli emergono già i temi che accompagneranno Leopardi per tutta la vita, attraversando l’intera produzione poetica: il contrasto fra felicità e infelicità, le promesse vane della Natura, l’amore percepito come miraggio, e soprattutto il grande tema del dolore. La salute cagionevole infatti, e una progressiva malattia agli occhi, contribuiscono a una visione cupa e a volte crudele della condizione umana. Come emerge dall’evolversi del suo pensiero, raccolto nelle pagine dello Zibaldone e nella sua opera poetica, come nei Canti e nelle Operette morali, in cui il dolore è cifra costante di ogni esistenza umana, che assurge a verità universale. L’estensione del pessimismo a ogni essere vivente coincide per Leopardi con la raggiunta consapevolezza che il male e il dolore non sono un portato della storia e dell’ineludibile conflitto tra ragione e natura, ma discendono dalla natura stessa, che non è più madre benigna e consolatrice, bensì matrigna crudele che si nutre dell’infelicità dell’uomo per sopravvivere. Giacomo Leopardi muore a Napoli il 14 giugno 1837.