Manuel Vilas, In tutto c'è stata bellezza

Il nostro passaggio nel mondo

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Qual è la traccia che lascia il nostro passaggio nel mondo? Che ne è dei nostri genitori, delle persone in cui da piccoli abbiamo riposto tutta la nostra fiducia, che hanno accompagnato i nostri primi passi e che abbiamo visto decadere e morire? Cosa resta alla fine di un matrimonio durato trent’anni, dove va a finire l’intesa che si era creata? In tutto c’è stata bellezza di Manuel Vilas (tradotto da Bruno Arpaia per Guanda) la percezione della finitezza dà origine a una narrazione di sé che passa dagli oggetti quotidiani usati come appigli per restare ancorati al presente a una vertiginosa rassegna dei ricordi. Il protagonista è stato un figlio, un insegnante, un marito; ora è solo un padre che tenta di mantenere il contatto con due ragazzi a volte disponibili a volte sfuggenti, e fronteggia i lavori domestici con immane fatica. Il timore della pazzia, lo spettro della povertà, l’ipocondria, la capacità di vedersi dall’esterno si affacciano in queste pagine che cercano di opporre al senso di perdita la ricerca di una possibile bellezza dell’essere vivi. 
Abbiamo incontrato l'autore in occasione di Libri Come, traduzione consecutiva di Francesca Ciotti.

Magari si potesse misurare il dolore umano con numeri chiari e non con parole incerte. Magari ci fosse un modo di sapere quanto abbiamo sofferto, e il dolore fosse materiale e misurabile. Un giorno o l’altro ogni uomo finisce per affrontare l’inconsistenza del suo passaggio nel mondo. Ci sono esseri umani che riescono a sopportarlo, io non lo sopporterò mai.  

 
 
Manuel Vilas è nato a Barbastro in Spagna nel 1962. Poeta e narratore, collabora  con varie testate giornalistiche. Ha pubblicato raccolte di poesie e romanzi, tra cui España, In tutto c’è stata bellezza è stato eletto da El País e El Mundo miglior libro del 2018.