Nuto Revelli, Il mondo dei vinti

Il grande interprete degli ultimi a cent'anni dalla nascita

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La testimonianza di un contadino che parla di una volpe, che va spesso a girargli intorno, apre questa intervista di Guido Davico Bonino allo scrittore Nuto Revelli, sulla sua opera in due volumi, Il mondo dei vinti del 1977. Quinto libro di Revelli, pone al centro le voci dei contadini del Cuneese, per lo più molto anziani. Revelli spiega come l’idea gli sia nata dopo il ’45, dopo la guerra partigiana. Una volta raccolte le lettere dei dispersi della provincia di Cuneo, Revelli decide di avvicinarsi a questo mondo. I contadini, inizialmente diffidenti, si aprono di fronte al registratore e parlano per ore. Temi del libro sono l’emigrazione (verso l’America, l’Argentina e la Francia), la guerra di Libia, la prima guerra mondiale, il fascismo, la guerra partigiana, la difficile condizione presente.

Sono dimenticati, scompaiono, tra l'indifferenza di quasi tutti, in una condizione di vita sociale che offende. Vivendo in quel mondo, entrando in quel mondo, mi sono sentito affascinato, ma soprattutto offeso proprio come cittadino, al pensare come si può abbandonare un mondo così ricco, così importante per noi fino a questo punto.

 
 
Nuto Revelli nasce a Cuneo il 21 luglio 1919, da Ermete (funzionario della Cassa di risparmio di Cuneo) e Maria Girardi. Si diploma come geometra ed entra nel 1939 nella Regia accademia militare di Modena. Nel 1942 viene inviato sul fronte russo con la divisione tridentina. Durante la ritirata dalla linea del Don del gennaio del 1943, vede morire la maggior parte degli uomini che sono con lui. Rimpatriato il 17 marzo 1943, con postumi di congelamento e affetto da pleurite, resta in convalescenza fino all’8 settembre 1943. Dopo l’armistizio entra nella Resistenza, aderisce a Giustizia e Libertà ed è comandante partigiano sui monti del Cuneese e sul versante francese, dove riporta gravi mutilazioni al volto. Nel maggio del 1945 sposa Anna Delfino e nel 1947 nasce il figlio Marco. In congedo dall’esercito dà via all’attività di compravendita di materiale in ferro (ditta Nuto Revelli-Ricuperi metallici) che porta avanti fino al 1978. Si impegna a documentare l’esperienza della guerra e scrive Mai tardi, diario di Russia, pubblicato nel 1946 a Cuneo e poi riedito da Einaudi; La guerra dei poveri, del 1962, comprendente l’esperienza del fronte russo e quella partigiana; La strada del Davai, del 1966, dove raccoglie per la prima volta, stenografandole, le testimonianze di reduci della prigionia in Russia, e infine L’ultimo fronte, del 1971, raccolta di epistolari e ultime lettere alle famiglie di caduti e dispersi sui diversi fronti. Entrando nelle case della campagna povera del Cuneese, sulle tracce degli alpini, decide di dare la parola ai “sordomuti” della storia. Nascono Il mondo dei vinti (Torino 1977) e L’anello forte (Torino 1985): più di cinquecento storie di vita contadina, ripartite per area territoriale (la pianura, la collina, la montagna, le Langhe), registrate su magnetofono nella provincia di Cuneo. L'anello forte si focalizza sulle figure femminili e, al loro interno, sulla vicenda delle “calabrotte”, le spose venute dal Sud tramite matrimoni combinati. Entrambi i libri gli danno celebrità in Italia e all’estero. Scrive poi Il disperso di Marburg (Torino 1994), ancora una volta un lavoro di indagine sulle tracce di un soldato tedesco; Il prete giusto (Torino 1998), storia di vita di un curato di campagna dal percorso ribelle; Le due guerre, a cura di M. Calandri (Torino 2003), frutto di un ciclo di lezioni – su fascismo, guerra, Resistenza – tenute nel 1986 presso l’Università di Torino su invito di Giorgio Rochat. Fin dalla Liberazione diventa figura di riferimento negli ambienti laico-democratici di Cuneo. Si batte a favore dei reduci di guerra e prende parte, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, a iniziative per la città e il suo territorio, mettendo in evidenza la scarsa attenzione per la montagna all’interno del processo di modernizzazione del Paese. Muore a Cuneo il 5 febbraio 2004.

Dopo la sua morte, dall’iniziativa congiunta della famiglia, di amici e collaboratori, è nata la Fondazione Nuto Revelli, con sede nella casa di Cuneo dove ha vissuto. La Fondazione conserva gli archivi fotografici, cartacei e sonori di Nuto Revelli. Il sito è: www.nutorevelli.org

Nuto Revelli con la famiglia Giordanengo, San Michele di Vignolo, 1977 © Paola Agosti