Leonardo Luccone, La casa mangia le parole

La disgregazione di una coppia

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Un anno, il 2012, nel corso del quale una coppia già in crisi si allontana ulteriormente; un’ambientazione tra Roma nord e la città di Boston; un ecologista italo americano che si sente sospeso tra i due mondi; l’attività di una ditta specializzata in energie sostenibili: queste sono le coordinate del romanzo di Leonardo Luccone, La casa mangia le parole uscita da Ponte alle grazie. Il libro si apre e si chiude raccontando il capodanno che i De Stefano continuano a passare in Abruzzo dagli anziani genitori di lei, che non sanno che loro si sono separati, e abbondano i flash back sulla vita di coppia e sul figlio Emanuele che ora vive a Londra e da piccolo ha scoperto di essere dislessico. Largo spazio ha all’interno della narrazione il personaggio di Moses, collega di De Stefano, cresciuto in America da immigrati italiani e autore di un saggio sull’ambientalismo in uscita da Laterza. Un romanzo ad alto contenuto metaforico che parla dei tempi inquieti che stiamo vivendo, dei problemi che ci attanagliano e dell’imprevedibilità che domina le nostre vite.

Tutto ciò che non conosci non può farti male, perché non è reale. Si è increduli quando muta una consuetudine a cui eravamo affezionati, si prova spavento quando viene leso un principio. Ci affezionamo alle abitudini perché ci proteggono, anche se le combattiamo a parole, e quando vengono meno, siamo indifesi, più deboli e soli. Ci sentiamo schermati dalla nostra inviolabilità fatta di giovinezza e ignoranza della morte. E poi rimane il tempo in cui si era felici, felici perché non si era tristi, felici perché in quel momento non sa di essere felici. La felicità non ha mai energia propria, è un riflesso, una sottrazione di infelicità che si comprende solo dopo la stagione del dolore.

 
Leonardo G. Luccone vive e lavora a Roma. Ha tradotto e curato volumi di scrittori angloamericani come John Cheever e F. Scott Fitzgerald. Il suo ultimo libro, Questione di virgole (Laterza, 2018), ha vinto il premio Giancarlo Dosi per la divulgazione scientifica. La casa mangia le parole è il suo esordio nella narrativa.