Silvia Bottani, Il giorno mangia la notte

Silvia Bottani, Il giorno mangia la notte

Il lato oscuro di Milano

Silvia Bottani, Il giorno mangia la notte

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La protagonista del romanzo di Silvia Bottani, Il giorno mangia la notte, pubblicato da Sem, è Naima, una ragazza di origine marocchina con la passione per il kickboxing. Sua madre Fadida viene rapinata per strada, insegue il ladro, ed è investita da una macchina. Mentre Faida è in coma, Naima incontra Stefano, un avvocato neofascista in ascesa dal punto di vista politico e crudele contro gli emarginati, che frequenta la sua stessa palestra: tra i due giovani che non potrebbero essere più diversi si sviluppa un’attrazione fisica a cui non resistono. Ma il padre di Stefano, Giorgio, ex pubblicitario che beve e vive di espedienti è l’aggressore di Fadida: ha scippato in preda a un impulso, contando sul buio e sulla mancanza di testimoni. La catenina che la donna portava al collo e che Giorgio conserva come un portafortuna potrebbe rivelare la sua colpevolezza. Un romanzo teso che racconta la Milano di oggi, crocevia di tensioni pronte a esplodere.

Naima non sapeva  più chi era. Un’insegnante di sostegno, una ragazza che aveva perso la madre e prima ancora suo padre, la sorella di Said, un’immigrata di seconda generazione innamorata di un neofascista, una che picchia la gente per il gusto di farlo? Era questo? E che altro? Ogni categoria le sembrò insufficiente. Mentre percorrreva in motorino le strade vuote, l’ansia si sciolse insieme alla domande. 


Di seguito l'intervista di Rai Letteratura.



Ne Il giorno mangia la notte ci sono due coppie di personaggi, una madre e una figlia, un padre e un figlio, i cui destini si incrociano. Com’è nata la struttura del libro?
 
L’idea del romanzo è nata da un’immagine che ho avuto attraversando un quartiere di Milano. La mia scrittura è sempre intrecciata al visivo, l’una e l’altro sono per me linguaggi inscindibili.
Ho immaginato prima di tutto Giorgio, con la sua dipendenza dal gioco e la frustrazione che si trasforma in un gesto imprevedibile e sconsiderato. Poi ho creato Fadila, la vittima di Giorgio, e di seguito Naima e Stefano. Ho capito che una dinamica composta da tre personaggi protagonisti mi avrebbe permesso di avere una narrazione polifonica e un ritmo adeguato a ciò che avevo in mente. La struttura si è sviluppata molto naturalmente: ho cercato di mettermi in ascolto, lasciando che si componesse attraverso le scelte e le azioni dei personaggi.



I personaggi sono tutti piuttosto sfaccettati, ma Giorgio l’ex pubblicitario che compie la rapina in un momento di sbandamento è un concentrato di abiezione. Da dove viene questa figura?
 
Giorgio è un “boomer”, un ex pubblicitario che ha perso il controllo della propria vita. Ha avuto una famiglia, successi professionali, disponibilità economiche, poi ha perso tutto. Ha vissuto in una situazione di comfort e si è dedicato solo alla soddisfazione immediata dei propri bisogni e desideri. Incarna un certo tipo generazionale che ha scelto di non assumersi alcuna responsabilità individuale e che non riesce a fare autocritica neanche di fronte al fallimento. Mi interessava fosse caratterizzato da quella forma di narcisismo che ha allontanato una generazione intera dall'idea di collettività e di società civile, facendola ripiegare sul proprio piccolo mondo privato.



Uno dei temi del libro sembra essere la fluttuazione delle relazioni amorose oggi: Naima ha una storia con un amico e con un’amica che è innamorata di lei e prova un’irresistibile attrazione per Stefano che ideologicamente è il suo opposto. È così?
 
Naima è una donna che vive al di là dei ruoli precostituiti, con una sessualità fluida. È una persona istintiva, che segue ciò che le dice il suo corpo. Volevo restituirle una fisicità assoluta, che la guidasse nelle sue scelte. Le sue relazioni con Matteo e Giulia sono delle amicizie amorose, da cui lei non si fa “attraversare”, al contrario dei suoi due amanti che ne sono innamorati. Con Stefano accade qualcosa di imprevisto e diverso perché il desiderio che li sorprende è una forza ineluttabile, qualcosa a cui entrambi vorrebbero sottrarsi ma a cui devono arrendersi. C’è qualcosa di inspiegabile nell’attrazione e nell’amore, che è una forza non governabile e che riesce anche a minare i presupposti ideologici. Volevo raccontare due persone che vivono in costante conflitto, in lotta con la paura, e che scontrandosi scoprono una vicinanza umana che mai avrebbero immaginato.



Qual è il ritratto di Milano che emerge da questo romanzo?

Milano, come tutte le metropoli, è un laboratorio sociale in pieno fermento. Oggi non sono più le periferie a gravitare attorno al centro, a cercare di conquistarlo. Vedo piuttosto un movimento di mescolanza e chi fino a poco tempo fa abitava in zone centrali si sposta progressivamente verso l'esterno, a causa di costi abitativi ormai insostenibili. I processi di gentrificazione da un lato applicano un trattamento cosmetico alla città ma dall'altra la impoveriscono, con il risultato di spingere sempre più ai margini le fasce deboli della popolazione. Queste frizioni e spostamenti danno origine a conflitti che spesso rimangono fuori dalla narrazione ufficiale: Milano, che oggi è una città in piena evoluzione, con un’alta qualità della vita, ne è un esempio. Malgrado sia un luogo che offre molto in termini di servizi, opportunità lavorative, cultura e dove i “corpi intermedi” sono veramente attivi e fungono da cuscinetto, malgrado sia l’unica città italiana di carattere europeo, mi sembra che abbia adottato una logica di marketing e scelga di occultare il costo reale, in termini di esclusione, di questa luccicante offerta.


   
Perché la scelta di un finale aperto?

È curioso che molti lettori lo interpretino come un finale aperto: per me si tratta invece di un finale compiuto, che mette un punto alla storia. Dopo il climax degli eventi raccontati, quello che si verifica è un cambio di ritmo, una dilatazione del tempo. Quel momento, con la sua poesia e la sua sospensione, racchiude il cuore della storia e il suo compimento. 


Silvia Bottani è nata e vive a Milano. Giornalista, si occupa di arte contemporanea e collabora con diverse agenzie di comunicazione. Suoi interventi sono stati pubblicati da Doppiozero, Riga, Sapiens, Arte, Rivista Segno, CultFrame. Il giorno mangia la notte è il suo primo romanzo.