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Gabriele Pedullà, Francesco Piccolo: il racconto dopo il Novecento

Tra epifania del quotidiano ed enigma della coscienza

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A Pordenonelegge si è parlato molto di racconti, a partire dalla ripubblicazione di quelli di Alberto Moravia. Gian Mario Villalta introduce l'incontro tra Gabriele Pedullà e Francesco Piccoli, invitati in quanto scrittori di racconti e di racconti non tradizionali. Entrambi hanno esordito in narrativa con un libro di racconti, Francesco Piccolo con Storie di primogeniti e figli unici, Gabriele Pedullà con Lo spagnolo senza sforzo. Piccolo cita i Sillabari di Parise come grande esempio di racconti in levare; c'è ancora il pregiudizio editoriale contro i racconti ma è un genere con cui uno scrittore non può non cimentarsi. Pedullà elenca i motivi per cui ama i racconti: la concentrazione (si leggono in un modo diverso, generalmente in una sola seduta di lettura); la possibilità di leggere ogni racconto in un tempo diverso; la forma di apologo. Nel nostro paese non ci sono quasi più riviste letterarie e questo fa perdere il gusto del racconto. Chi scrive racconti lavora un po' come un poeta, tira fuori un nucleo che è un'ossessione intorno al quale ruotano le storie.

La gran differenza tra romanzo e racconto sta nella gestione del rapporto tra il tempo, il vissuto e gli eventi.


Gabriele Pedullà (Roma 1972) insegna Letteratura italiana presso l'università di Roma 3 ed è stato visiting professor a Stanford e UCLA. Collabora con il supplemento culturale della domenica del Sole 24 Ora. Ha pubblicato tre monografie saggistiche: su Beppe Fenoglio (La strada più lunga, Donzelli 2001, Premio Marino Moretti), sulla condizione del cinema e delle altre arti nell'epoca degli individual media (In piena luce, Bompiani 2008) e su Machiavelli (Machiavelli in tumulto, Bulzoni 2011). Tra le sue cure: AAVV, Racconti della Resistenza (Einaudi 2005); AAVV, Parole al potere. Discorsi politici italiani (Bur 2011); Niccolò Machiavelli, Il principe (Donzelli 2011); Beppe Fenoglio, Il libro di Johnny (Einaudi 2015) e, assieme a Sergio Luzzatto, l'Atlante della letteratura italiana (Einaudi 2010-12). Presso Einaudi ha pubblicato anche i suoi libri di narrativa: la raccolta di racconti Lo spagnolo senza sforzo (2009, Premio Mondello Opera prima, Premio Verga, Premio Frontino), il romanzo Lame (2017) e Biscotti della fortuna (2020).

Francesco Piccolo (1964) è scrittore e sceneggiatore. Ha firmato, tra le altre, sceneggiature per Nanni Moretti (Il Caimano, Habemus Papam, Mia madre), Paolo Virzì (My name is Tanino, La prima cosa bella, Il capitale umano, Ella & John - The Leisure Seeker, Notti magiche), Francesca Archibugi (Il nome del figlio, Gli Sdraiati), Silvio Soldini (Agata e la tempesta, Giorni e nuvole), Daniele Luchetti (Momenti di trascurabile felicità, tratto dai suoi libri), Marco Bellocchio (Il traditore). Ha sceneggiato la serie tv L’amica geniale, tratta dall’omonimo best seller dell’autrice Elena Ferrante. È stato autore di molti programmi televisivi come: Vieni via con me, Quello che (non) ho, Viva il 25 aprile e Falcone e Borsellino. Per il teatro, nel 2019, ha scritto il Satyricon ispirato a Petronio, con la regia di Andrea De Rosa.  Collabora con il Corriere della sera. I suoi ultimi libri sono: La separazione del maschio, Momenti di trascurabile felicità, Il desiderio di essere come tutti (Premio Strega), Momenti di trascurabile infelicità, L’animale che mi porto dentro. A maggio di quest’anno è stato pubblicato Momenti trascurabili vol.3.