Grazie, Nilde

Nilde Iotti a cento anni dalla nascita

Condividi

Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Nilde Iotti, la Fondazione Gramsci e la Fondazione Nilde Iotti hanno organizzato il 22 dicembre 2020 al Teatro Argentina l’evento “Grazie, Nilde”. Con gli interventi registrati del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberta Casellati, del Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, dell’ex  Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, del Presidente della Fondazione Nilde Iotti, Livia Turco, della Presidente Onoraria della Fondazione Nilde Iotti, Marisa Malagoli Togliatti.

Con Livia Turco e Marisa Malagoli Togliatti (figlia di Nilde Iotti) abbiamo parlato dell’eredità morale di Nilde Iotti e del suo impegno a favore della democrazia e dell'inclusione. Livia Turco:

Nilde Iotti ci ha lasciato una grande eredità a partire dalla Costituzione: lei, insieme a ventun madri costituenti, ha contribuito a scrivere articoli fondamentali, come l'articolo 3 sull'uguaglianza di fatto, poi si è dedicata molto agli articoli sulla famiglia, il 29, il 30, il 31 e poi si è battuta per i diritti delle donne a partire dalle donne braccianti, dalle mondine, dalle tabacchine. Le prime sue battaglie sono state queste, poi per la pensione alle casalinghe, poi per il divorzio, poi per il nuovo diritto di famiglia, e poi quando è toccato alla mia generazione, alla nostra generazione, quella che lei chiamava le giovani compagne, lei ci è stata accanto.


L’evento è proseguito con il recital di Paola Cortellesi, che ha interpretato discorsi e lettere di Nilde Iotti. A chiudere il concerto del Quartetto Mirus (Federica Vignoni: violino I, Massimiliano Canneto: violino II, Riccardo Savinelli: viola, Luca Bacelli: violoncello) che ha eseguito String Quartet No. 2, Op. 56 di K.M. Szymanowski.

Leonilde Iotti, detta Nilde, nasce a Reggio Emilia il 10 aprile 1920. Figlia di un ferroviere e sindacalista socialista, rimane orfana del padre nel 1934, e prosegue gli studi grazie a una borsa di studio che le permette di iscriversi all'Università Cattolica di Milano. Dopo la laurea insegna in alcune scuole tecniche di Reggio Emilia. Nel 1943 si avvicina al PCI e partecipa alla Resistenza come staffetta, poi aderisce ai Gruppi di difesa della donna. Eletta nel dopoguerra presidente dell'Unione Donne Italiane di Reggio Emilia, nella primavera del 1946 entra nel consiglio comunale della città di Reggio Emilia. Diventa membro dell'Assemblea Costituente, nella quale fa parte della Commissione dei 75, incaricata della stesura della Costituzione. Nel 1946 inizia a Roma la sua relazione con il Segretario Nazionale del PCI, Palmiro Togliatti, che dura fino alla morte di questo, nel 1964. Il loro legame diventa pubblico in occasione dell'attentato del 1948. Iotti e Togliatti insieme ottengono l'affidamento di Marisa Malagoli, sorella minore di uno dei sei operai uccisi a Modena da agenti della Celere il 9 gennaio 1950, nel corso di una manifestazione operaia. Rieletta nel 1948 alla Camera dei deputati, sta a Montecitorio ininterrottamente sino al 1999 e per lungo tempo ne presiede l'Assemblea: è infatti eletta Presidente della Camera dei deputati per tre volte consecutive, ricoprendo così quella carica per 13 anni, dal 1979 al 1992. Nel 1956, entra a far parte del comitato centrale del Partito e nel 1962 della direzione nazionale. Rieletta nel 1963 alla Camera, è membro della Commissione Affari Costituzionali, incentrando la sua attività sulla rilevanza del ruolo femminile nel mondo del lavoro e delle relazioni familiari. Negli anni successivi il suo impegno principale è la riforma delle norme civili, quali l'introduzione del divorzio nell'ordinamento giuridico e nel successivo mantenimento attuato col referendum abrogativo del 1974. Nel 1969, primo anno della partecipazione dei parlamentari comunisti al Parlamento europeo, fa parte della prima delegazione italiana. In quegli anni si impegna per riformare l'elezione al parlamento stesso, attraverso la promulgazione della legge sul suffragio europeo diretto. Rimane deputata europea fino al 1979, anno delle prime elezioni dirette. Rinuncia a tutti gli incarichi il 18 novembre 1999 a causa di gravi problemi di salute. Muore pochi giorni dopo le sue dimissioni, il 4 dicembre 1999, per arresto cardiaco, alla clinica Villa Luana di Poli, presso Roma.