Mauro Covacich, Lina e il sasso

Una favola moderna

Al centro del romanzo Lina e il sasso di Mauro Covacich (La nave di Teseo) c’è Lina, una bambina di nove anni, curiosa di tutto. Da quando i genitori si sono separati, Lina vive con la madre Elena, fisioterapista, e il compagno di lei, Max, scrittore, alle Torri, quartiere periferico di una grande città. Covacich racconta le passeggiate solitarie di Max con la musica nelle orecchie, e quelle che fa chiacchierando con Lina, nel percorso scuola-casa. C’è poi Carlotta, l’ex fidanzata di Max, che, ancora scossa dall'abbandono subito si dà al sesso con sconosciuti trovati on line, mentre di giorno fa con successo la giornalista televisiva. Un libro in cui emergono in primo piano i corpi: quello di Lina, che è affetta dalla sindrome di Down e che sta entrando nella pubertà; quello di Carlotta, che lei usa come strumento di sperimentazione di sé, quelli anziani e cadenti dei pazienti di Elena. La vita scorre dentro e intorno a questi corpi e forse solo Lina, per cui tutto è nuovo, ha il bandolo della matassa.

Max non mi è facile capirlo, non riesco a entrare nella sua testa. Talvolta mi sembra l’incognita con cui si conclude il suo nome. 

Mauro Covacich (Trieste, 1965) è autore della raccolta di racconti La sposa (2014, finalista premio Strega) e di numerosi romanzi. Presso La nave di Teseo ha pubblicato in una nuova edizione il “ciclo delle stelle”, A perdifiato (2003), Fiona (2005), Prima di sparire (2008), A nome tuo (2011, da cui Valeria Golino ha tratto il film Miele), La città interiore (2017, finalista premio Campiello), Di chi è questo cuore (2019), Colpo di lama (nuova edizione 2020), L’avventura terrestre (2023), oltre ai saggi Sulla corsa (2021) e Kafka (2024). Nel 1999 l’Università di Vienna gli ha conferito l’Abraham Woursell Award. Vive a Roma.