Valerio Magrelli, Bel passato

Poetica e poesia

In Bel passato, Poetica e poesia (Manni), Valerio Magrelli parte dalla sua idiosincrasia verso dichiarazioni astratte di poetica (“io non so dove vada la mia poetica”). Il suo modo di riflettere sulle proprie poesie è "a posteriori": una volta scritte è possibile per lui rintracciare i punti di partenza, quello che voleva esprimere e il modo in cui lo ha fatto. Il libero gioco linguistico sta al cuore di Bel passato, come di tutta l’opera di Magrelli: a partire da una serie di testi entriamo nel mondo dell’autore, ne scopriamo i temi ricorrenti. la lingua, l'ironia di fondo. Scrive Antonio Prete, a proposito di questo libro: “il tornare, a specchio, sui propri versi, secondo il modo, già leopardiano, della ‘annotazione’, è come un prolungamento, in forma di prosa, del momento poetico, una sua rivisitazione narrativa.”
Bel passato

Accendo il cellulare di mattina 
e mi trovo davanti una serie di foto 
scattate qualche anno fa durante un viaggio. 
La giungla, il paradiso, mia figlia che sorride: 
sento una fitta al cuore. 
Quanta felicità, e quanto lontana! 
Poi però mi ricordo che quel giorno di merda 
zoppicavo per un’operazione, 
litigai con gli organizzatori, 
litigai con mia figlia. 
Ma perché, allora, tanta tenerezza retrospettiva? 
Perché il passato è la nostra vita senza noi, 
è il tempo con la museruola, 
un tempo senza il morso del presente, 
bello perché passato, perché assente. 
Poi il telefono suona 
e dolcemente riprendo a litigare. 

Valerio Magrelli è nato nel 1957 a Roma. È scrittore, traduttore e docente di Letteratura francese all’Università Roma Tre. In poesia ha esordito nel 1980 con Ora serrata retinae (Feltrinelli), cui sono seguite varie raccolte; l’ultima è Exfanzia (Einaudi, 2022). Nel catalogo Manni La lingua restaurata e una polemica. Otto sonetti a Londra (2014). Ha pubblicato anche lavori in prosa e versioni dal francese. Per la poesia ha ottenuto molti premi letterari, fra cui il Mondello, il Viareggio, il Brancati, il Laudomia Bonanni, il Dessì e il Feltrinelli dell’Accademia Nazionale dei Lincei.