"X" come Xenakis (III)

Contemplare il cosmo

Nel 1988, a Torino, il musicologo Enzo Restagno realizzava per la RAI una lunga intervista a Yannis Xenakis. Ne nasceva il documentario Xenakis. Un greco antico nel mondo moderno. Nella clip proposta, il compositore/ingegnere parla di Città Cosmiche, un progetto urbanistico, che molti definirono utopistico.
 

Un progetto che libera il suolo. Così, l’uomo resta nella contemplazione immediata del cosmo
Yannis Xenakis


Yannis Xenakis (1922 – 2001) iniziò gli studi di ingegneria ad Atene, che dovette interrompere nel 1941 a causa dell’occupazione nazista. Nel 1948, dopo aver partecipato alla Resistenza e dopo aver concluso gli studi, si trasferì a Parigi dove lavorò nello studio d’architettura di Le Corbusier. In quello stesso periodo, Xenakis cominciò a studiare musica sotto la guida di Arthur Honegger, Darius Milhaud e Olivier Messiaen. Quest’ultimo lo incoraggiò a pensare a come si potesse “costruire” un suono così come si costruisce una struttura, senza crepe né segni di giuntura. A Parigi, lavorò anche nello studio elettronico di Pierre Schaeffer, ricercatore presso l'ente radiofonico francese.
Nel 1958, per l’Esposizione Universale di Bruxelles, progettò, assieme al grande architetto, il Padiglione Philips, per il quale Edgard Varèse, tra i pionieri della musica elettronica, concepì l’elemento musicale di un progetto multimediale. Intanto, fin dal 1955, le composizioni di Xenakis erano state eseguite dal vivo, portandolo alla notorietà internazionale come musicista.

Tra i primi ad utilizzare il computer nell'ambito della "composizione algoritmica", Xenakis fondò, nel 1966, il Centre d'Études de Mathématique et Automatique Musicales, rivolto allo studio dell'informatica applicata alla musica. Nella seconda metà degli anni Settanta, insegnò composizione al Gresham College di Londra.

Nello studio di Le Corbusier, Xenakis si era specializzato in complessi modelli architettonici di forma ondulata, concava o convessa. La sua grande originalità come compositore consistette proprio nell’applicare quei modelli allo spazio musicale. In seguito, introdusse un metodo ancora più articolato, la “musica stocastica”, che si riferiva a quel ramo della matematica che studia l’attività casuale o irregolare delle particelle.
 

L’ascoltatore dev’essere avvinto, e – che gli piaccia o no – coinvolto dalla traiettoria dei suoni, senza che sia necessaria una formazione particolare. Lo shock sensoriale deve essere altrettanto potente di quando si sente uno scoppio di tuono o si guarda in un abisso senza fondo
Yannis Xenakis