Venezia 1967: la Biennale di Teatro

    Un documento d' epoca

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    E' un prezioso documento d' epoca  quello che vi  presentiamo e che racconta la Biennale Teatro del 1967. In una Venezia in bianco e nero, il cronista racconta la manifestazione che presentava ,nella sezione principale, nove spettacoli, due francesi, due rumeni, uno cecoslovacco, uno cubano ed uno polacco, più due italiani. Il servizio si sofferma in particolare sulle due produzioni nazionali.

    Si comincia con  La vedova scaltra di Goldoni. La messinscena è firmata da Franco Enriquez, che in una breve intervista spiega perchè abbia deciso di non mettere in scena il testo all' aperto, a  Venezia, ma di rappresentarlo al chiuso con una scenografia che reinventa la città lagunare. Tra gli attori spiccano Valeria Moriconi, Paolo Ferrari, Mario Scaccia che mettono in scena le schermaglie amorose per assicurarsi la mano di una  piacente vedova. Nel gioco intervengono ridicole maschere di vecchi come Pantalone ed il Dottore e ragazze petttegole desiderose di immischiarsi agli intrighi d' amore. A spuntarla sarà il geloso corteggiatore italiano che non è nobile e neanche ricco ma più appassionato e fedele degli altri. La scenografia è di Emanuele Luzzati che reinterpreta ironicamente l' architettura lagunare.

    Si passa poi a ll contratto di e con Eduardo De Filippo con scene e costumi realizzati da Renato Guttuso. Intervistato, quest' ultimo dichiara di aver voluto  creare  una scenografia che abbia " l' apparenza della verità senza ricorrere a mezzi naturalisti". La trama ruota intorno al protagonista, Geronta Sebezio, "resuscitatore di morti",  che accorre puntualmente nelle camere mortuarie di coloro che da vivi stipularono con lui il "contratto di resurrezione". Ma si tratta di un santo o di un impostore ?  Accade che infatti  il "miracolo" non avvenga,  ma la colpa non è del protagonista, ma dei parenti del defunto che, litigiosi e  pieni di rancore, non sono abbastanza decisi a volere la "resurrezione"del loro caro. Ma anche il protagonista approfitta del suo muoversi tra parenti e testamenti per appropriarsi di somme ingenti, lasciando le briciole agli altri. Ma  alla fin  fine Geronta, seppur trufffatore, riesce ad imporre le regole della bontà e della generosità.

    Il finale è dedicato ad una riflessione sullo spazio lasciato ad autori e linguaggi meno classici e consolidati.

    Io la mia regia me la faccio sul tavolo, non in palcoscenico in presenza degli  attori. Qunado io vado in palcoscenico so già tutto quello che voglio, dal primo gesto all' ultimo, al finale
    Eduardo De Filippo