John Rewald: la storia dell'Impressionismo

John Rewald: la storia dell'Impressionismo

Un testo cardine per gli sudi sul movimento francese

John Rewald: la storia dell'Impressionismo
Pubblicata nel 1946 in America, in Italia nel 1949 con la prefazione di Roberto Longhi, la Storia dell'Impressionismo scritta da John Rewald costituì la pietra di fondazione della conoscenza del movimento artistico francese. L'autore, nato nel 1912 a Berlino, vissuto a Parigi, emigrò a New York e ritornò più volte su questo testo enciclopedico che si accresce fino alla quarta edizione del 1973, ora proposta da Johan & Levi, con la traduzione di Margherita Leardi e un prezioso apparato iconografico. Il volume, di oltre seicento pagine, rappresenta “un riferimento ineludibile per i tempi a venire", come commenta nella prefazione lo storico dell’arte Flaminio Gualdoni, che ripercorre con noi alcuni aspetti e temi dell'affascinante e controversa corrente pittorica che ha cambiato la storia dell'arte.

John Rewald non appartiene alla generazione dei protagonisti della rivoluzione impressionista, eppure registra la cronaca dagli anni dal 1855, anno dell'inaugurazione dell'Esposizione universale di Parigi, fino quasi alle soglie del Novecento, come fosse un testimone oculare. Qual è stato l'approccio dell'autore nell'affrontare un contesto così denso di eventi e di personaggi? 

Quando decide di ricostruire la storia complessiva dell’Impressionismo, Rewald comprende per prima cosa che deve procurarsi e nei limiti del possibile salvare e studiare tutti i documenti che riguardano quelle vicende: sembra incredibile, ma per molti decenni dell’Impressionismo si aveva una conoscenza solo aneddotica. Così facendo, si mette in condizione di poter raccontare il tutto pressoché giorno per giorno, senza il piglio dello studioso che pontifica ma con quello di un testimone privilegiato e partecipe.  

La rivoluzione delle forme non nasce dal vuoto. Realismo, naturalismo… è un aspetto poco riconosciuto ma l’arte impressionista si è costruita su lunghi anni di studio e un lento apprendistato, prima dell'esordio collettivo nella mostra del 1874. 

Un giorno il giovane Degas va “in pellegrinaggio” nell’atelier di Ingres ed è folgorato dal Bagno turco, Manet studia la grande pittura spagnola della quale ancora poco si era capito, Courbet parla di realtà, e Corot di verità visiva. E’ un clima che monta lentamente, per vie non lineari. La mostra del 1874 è solo un passaggio, alla fin fine.



La storia di Rewald è una miniera di informazioni, di aneddoti, curiosità che fanno risaltare l’assoluta chiusura della cultura ufficiale francese nei confronti delle ricerche impressioniste. I loro dipinti, ancora alla seconda esposizione del 1876 erano considerati uno “spettacolo crudele per gli occhi”. Solo un’élite riuscì a comprendere il valore di queste opere. Erano i poeti come Mallarmé gli scrittori come Zola, o i piccoli mercanti. Che cosa scandalizzava, urtava maggiormente la sensibilità dei critici e del pubblico?    

Oggi è difficile anche solo immaginare cosa si insegnasse all’Accademia e cosa passasse al Salon. Solo il fatto di non porre la correttezza del disegno alla base della pittura è un atto blasfemo, così come l’idea che non vada utilizzato il colore nero perché i nostri occhi hanno una diversa percezione dei toni. Gli impressionisti fanno queste scelte, scelgono soggetti bassi e di vita: cose mai viste, e incomprensibili a tutti. 

La pittura en plein air, praticata anche da Corot, non è una novità introdotta dall’impressionismo, ma in questa poetica è nuovo il rapporto con la natura. Uno sguardo depurato dal romanticismo, da cui è assente  l'impegno sociale...

L’impegno sociale conta dai tempi di Courbet, e gli impressionisti non ci dicono com’è e cos’è la natura: ciò che dipingono è la sostanza e la ragione del loro sguardo nudo, ottico, non ciò che viene visto.



Nel ritratto corale disegnato da Rewald è evidente che il gruppo che ruotava attorno a Monet è composto da tante individualità, difficili da tenere insieme. Quali sono le personalità artistiche più affini tra di loro? 

Avrei qualche dubbio sulla centralità di Monet. Alla fine è “solo” il più famoso, e comunque solo dagli anni trenta. Gli impressionisti sono individui tutti pittoricamente ben identificati, che infatti dopo pochi anni vanno ciascuno per i fatti propri. 

Dal punto di vista del movimento, il più curioso e generoso, cioè capace di capire il lavoro altrui, è Pissarro, degli altri ciascuno fa per sé. Cézanne è il primo a comprenderlo e ad andarsene per i fatti suoi. Per estrazione sociale, orientamento politico, ambizioni, sono tutti incomparabili l’uno agli altri. 



L’ottava mostra del 1886 segna ufficialmente la fine del periodo impressionista, proprio nel momento in cui inizia il successo e la consacrazione sul mercato dell’arte. Una fine e un inizio, scrive Rewald. Che cosa accadde? 

Pissarro capisce che giovani come Seurat e Signac, Gauguin e Redon sono i portatori di cose nuove, e generosamente apre anche a loro. Gli altri stanno seguendo ciascuno le proprie vocazioni individuali, misurandosi con la propria maturità.

Come tutti i movimenti, anche l’impressionismo si metamorfizza in altro.


Il mito dell'impressionismo nasce fuori dalla Francia, in America. Perché? 

Il successo mondano nasce con l’iniziativa di Durand-Ruel a New York, che sfrutta i vantaggi del complesso della pariginità diffuso tra i newyorkesi e, anche se non ne è consapevole, l’ansia degli statunitensi di nuova ricchezza di smarcarsi dalle predilezioni della generazione di collezionisti precedente, che ama l’arte olandese e la Hudson River School. Insomma, porta un’avanguardia artistica europea a gente che vuole presentarsi come un’avanguardia sociale della ricchezza. Il Moma, che adotta subito Rewald in esilio dall’Europa, nasce proprio per questo. 

L'Impressionismo ha aperto la storia dell'arte contemporanea. Quale lezione è ancora vitale, apprezzata dagli artisti di oggi? 

Per l’arte del XX secolo la vera deroga sono stati Van Gogh, poi il cubismo e, attraverso questo, la comprensione dell’importanza di Cézanne. l'Impressionismo ha soprattutto ucciso l'accademismo e il gusto. Le sue conseguenze sono state molto più importanti delle sue opere. 



John Rewald: La storia dell'Impressionismo, Johan & Levi editore.

in copertina: Pierre-Auguste Renoir, Monet che dipinge nel giardino di Argenteuil, 1873. Olio su tela, 46,7 × 59,7 cm.Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford, bequest of Anne Parrish Titzell. 

nell'articolo: dettaglio Edgar Degas, Foyer della scuola di danza, c.1873.Olio su tela, 47,6 × 62,2 cm. National Gallery of Art, Washington Corcoran Collection, William A. Clark Collection; dettaglio Claude Monet, Sulle rive della Senna, Bennecourt, 1868. Olio su tela, 81,5 × 100,7 cm. Art Institute, Chicago, Potter Palmer Collection; Camille Pissarro, La strada da Versailles a Louveciennes (Effetto di pioggia), 1870. Olio su tela, 40 × 56,2 cm. The Clark Art Institute, Williamstown, acquired by Sterling  and Francine Clark, 1941. Image courtesy Clark Art Institute, clarkart.edu; Georges Seurat, Un Dimanche après-midi à l’Île de la Grande Jatte, 1884-86. Olio su tela, 207,5 × 308,1 cm. Art Institute, Chicago,Helen Birch Bartlett Memorial Collection.