Torna a speciale Neoclassicismo

    Goethe in Sicilia

    Verso il neoclassicismo

    Condividi

    L'Italia senza la Sicilia, non lascia alcuna immagine nell'anima: qui è la  chiave di tutto.  

    Tra le colonne il vento sibilava come in una selva, e uccelli rapaci roteavano stridendo sopra l'architrave. 
    Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia

    Il 29 marzo 1787 Johann Wolfgang Goethe lascia Napoli ed inizia la traversata verso la Sicilia. La visita a Palermo offre al pensatore tedesco le immagini sfarzose delle chiese e un'architettura eccessiva, affine a quella della città partenopea. Lo sguardo del letterato e dell'artista è entrato in contatto profondo con il linguaggio dell'antichità esplorata nell'Urbe e, nel suo diario, Goethe scrive: “Qui non è, come a Roma, lo spirito dell'arte a improntare di sé i lavori; forme ed essenza delle costruzioni dipendono dalle circostanze fortuite”. Proprio il viaggio nell'isola maggiore del Mediterraneo, consente a Goethe di procedere verso l'incontro con le forme che più incarnano l'idea della bellezza e dell'armonia, di penetrare nell'essenza stessa del classicismo. Terra del mito, la Magna Grecia conserva nel paesaggio i segni di una natura atemporale, di una storia ancestrale. E' la vagheggiata Arcadia del Neoclassicismo.
    L'itinerario dell'autore tedesco, riproposto in parte nel documentario di Rai Storia Travelogue. Destinazione Italia, tocca i giardini pubblici di Villa Giulia a Palermo, un luogo che colpisce l'immaginazione del poeta per la rigorosa simmetria appena offuscata dalla vegetazione ricca e vaporosa, e prosegue verso il cuore delle memorie greche: il tempio di Segesta. 

    La posizione del tempio è sorprendente: al sommo d'una vallata larga e lunga, in vetta a un colle isolato e tuttavia circondato da dirupi, esso domina una vasta prospettiva di terre.
    J. W.Goethe, Viaggio in Italia 



    Il tempio grande periptero di Segesta, sorge sulla  cima di una collina nell'area archeologica di Catalfimi. Tra le architetture meglio conservate della Magna Grecia, presenta sei colonne sul lato più corto e quattrodici colonne sul lato più lungo. Edificato alla fine del V sec.a.C. nel territorio degli Elimi, una popolazione di origine incerta, ma stanziata in Sicilia molto prima dell’arrivo dei coloni greci nella vicina Selinunte, è posteriore soltanto di qualche decennio al Partenone nell'Acropoli di Atene e presenta le caratteristiche costruttive e le proporzioni proprie del periodo classico dell'architettura attica. Le ipotesi storiche si soffermano sugli scambi commerciali e culturali che condussero la città elima ad un alto grado di ellenizzazione, o al ricorso a un progettista e maestranze greche capaci di utilizzare un sofisticato modello artistico come il tempio dorico periptero.

    L'ordine dorico è il più antico dei tre ordini architettonici di origine greca. La funzione dell'ordine è quella di definire la struttura e la forma di un organismo secondo una serie di regole geometriche e matematiche per garantire a tutti gli elementi dell’edificio di essere in rapporto proporzionale fra di loro e con l’insieme. Tra le particolarità del dorico, il fusto scanalato e rastremato delle colonne prive di base, che poggiano direttamente sulla piattaforma a gradini del tempio.

    Progressivamente abbandonato nell'età ellenistica, lo stile dorico fu amato dagli artisti del Rinascimento per il suo carattere di geometrica semplicità. Proprio la severa maestosità, la mirabile simmetria dei monumenti dorici colpirono gli artisti e gli studiosi del Settecento che ritrovarono in queste espressioni superstiti del mondo antico, le manifestazioni più pure e autentiche, non idealizzate della cultura greca. 



    Riscoperto nel XVIII secolo e oggetto di un primo intervento di restauro, il tempio di Segesta non presenta la tipica scanalatura del fusto, lavorazione da cui derivano i ricercati effetti volumetrici e di chiaroscuro delle colonne. Nel tempio, inoltre, non sono stati rintracciati elementi costruttivi propri della cella, l'area sacra all'interno del colonnato, ma soltanto tracce interrate della sua fondazione. Una delle ipotesi degli studiosi, formulata dallo stesso Goethe nella sua dettagliata descrizione dell'edificio, è che il tempio sia rimasto incompiuto, forse a causa dei frequenti conflitti della città di Segesta con la vicina Selinunte. Il recupero nel 2020 di un'epigrafe attesterebbe la possibile dedica del tempio ad Afrodite Urania.