Fabio Mauri. Arte e Ideologia
Una mostra a Carrara per i 100 anni dell'artista
La mostra propone un percorso all’interno del lavoro di Fabio Mauri (1926–2009), concentrandosi sul tema che ha attraversato la sua riflessione teorica e la sua opera d’artista per tutto il corso della sua carriera: l’ideologia.Fabio Mauri. Arte e ideologia” è il titolo della mostra allestita nella cornice di Palazzo del Medico a Piazza Alberica di Carrara per i cento anni di nascita dell’artista, indiscusso protagonista dell’arte italiana ed internazionale del secondo Novecento
Curata dal critico d’arte Angelo Capasso, qui intervistato e realizzata con la collaborazione dello “Studio Fabio Mauri” di Roma, nell’ambito del “Progetto C.O.M.”, l’esposizione propone un folto numero di opere dell’artista esplicative della stretta relazione tra arte e ideologia.
Un insieme di lavori esemplificativi di un pensiero visivo di forte attualità, quello di un artista complesso che si faceva conoscere a Roma nell’epoca della Pop italiana approdando e rimanendo fedele ad una cifra stilistica allora nascente, quella dell'Arte Concettuale.
In ben otto sale del Palazzo l’esposizione si articola tra disegni, pitture, sculture, installazioni e film che documentano opere e performance dell’artista, a cominciare da “Che cosa è il fascismo” (Fabio Mauri. Che cosa è il fascismo), “Ideologia e Natura”, “Europa Bombardata” ed altre.
Fabio Mauri, Ritratto dell’anarchico Galli, 1995, Legno, ceralacca e cartone ondulato su tavola, 87×56,5cm., Fabio Mauri Estate, RomaLa mostra, spiega Capasso, intende anche dare consistenza al concetto filosofico di anarchia che ha avuto un forte protagonismo nella storia di Carrara per circa un secolo e mezzo e che è stato anche un elemento centrale della formazione di Mauri. In mostra, infatti, alcune opere inedite, tra cui quelle del ciclo “Formazione di un pensiero anarchico” (1973), vengono rilette successivamente dall’artista in una nuova versione mai esposta (1995), assieme a “Il Ritratto dell’Anarchico Galli” (1995) e ad una serie di opere su carta del ciclo “Celebrity”.
Fabio Mauri era nato a Roma il primo aprile del 1926 e muoveva i primi passi nel mondo dell’arte all’inizio degli anni Cinquanta, esordendo nel 1954 con una mostra personale alla “Galleria del Cavallino” di Venezia, dove esponeva i suoi iniziali dipinti e disegni su carta ispirati dall’Espressionismo di Oskar Kokoschka.L’arte enuclea il senso più della scienza e forse più della filosofia. Fa stare in piedi il mondo verosimile, Dio, l’uomo, i sentimenti, i pensieri, il giudizio generale e particolare sull’enigma dell’universo. Perciò mi dico anarchico, perciò mi coltivo come artista”
Fabio Mauri, Formazione del Pensiero Anarchico, 1973
Nel 1957, l’artista realizza il suo primo “Schermo”, opera germinale su cui si innesterà tutta la successiva ricerca artistica. Al precoce amore per l’arte, in quegli anni Mauri affianca anche l’attività di regista teatrale e di scrittore, attività che esercita nella casa editrice dello zio Valentino Bompiani. Il giovane, che appartiene all’ambiente colto dell’intellighenzia italiana, partecipa ai fermenti artistici che germinano intorno a Piazza del Popolo, collabora a programmi televisivi (Fabio Mauri: un viaggio a New York e a Tobago; Fabio Mauri: Il televisore che piange) e scrive canzoni. Mantenendo una ricerca sempre molto personale, Mauri si avvicina anche ai poeti del “Gruppo 63” con alcuni dei quali fonda la rivista “Quindici”.
La prima opera a trattare questo tema, nel 1971, è l’Azione “Che cosa è il fascismo” (Fabio Mauri. Che cosa è il fascismo) seguita, a pochi mesi di distanza, dall’installazione e performance “Ebrea” (Fabio Mauri si racconta), in cui Mauri porta alla luce gli orrori prodotti dall’ideologia nazifascista.Negli anni Settanta del Novecento, l’artista sposta l’asse del suo lavoro verso una ricerca di segno ideologico
Dopo la storica performance “Intellettuale” (1975), in cui Mauri proietta sul petto del regista Pier Paolo Pasolini, pochi mesi prima della sua morte, il suo “Il Vangelo Secondo Matteo”, l’artista inizia a realizzare una serie di installazioni con proiezioni di opere cinematografiche sempre su corpi o oggetti.Capasso racconta i capolavori prodotti in questi anni in cui l’artista decostruisce la macchina ideologica mettendone in evidenza storture e aberrazioni
Nel 1979, Mauri inizia a insegnare presso l’Accademia di Belle Arti de L’Aquila; qui, insieme ai suoi studenti, dà vita alle due performance “Gran Serata Futurista 1909-1930” (1980) e “Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca” (1989). Nel 1993, presenta alla Biennale di Venezia il suo capolavoro, “Il Muro Occidentale”, detto anche “Muro del Pianto”, una parete alta quattro metri realizzata interamente con delle valigie.In questi anni per l’artista tutto il mondo è “schermo” e il raggio di luce che trasmette forme proprie di pensiero su superfici non neutre che ne intercettano il segnale, modifica il senso dell’oggetto dando vita a nuovi significati
Nel 2000 fonda l’Associazione Studio Fabio Mauri finalizzata alla produzione e alla conservazione delle sue opere e del suo archivio.Ancora una volta, la grande scultura di valenza architettonica evoca il prezioso carico di coloro che furono deportati ad Auschwitz, ma anche di tutti i viaggi senza ritorno
Fabio Mauri si spegne il 19 maggio del 2009.
La mostra “Fabio Mauri. Arte e Ideologia”, rientra nel calendario degli appuntamenti gratuiti di “Com.unità dell’arte diffusa” (sintetizzato con C.O.M., acronimo di City Open Museum), di cui Capasso, docente di Storia dell’Arte Contemporanea e Storia e Metodologia della Critica d’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, è anche Direttore Artistico. "Fabio Mauri. Arte e Ideologia" è dunque un progetto capofila di C.O.M., promosso dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, per un'arte diffusa, transmediale, multimodale e interattiva, una sorta di azione che mette in dialogo territori, istituzioni accademiche culturali italiane, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio artistico del nostro paese e trasformare città, borghi e piazze in un unico spazio creativo comune.
Finanziato nell’ambito del PNRR, C.O.M. coinvolge 18 istituzioni accademiche che, mantenendo la propria identità, contribuiscono all’iniziativa con competenze multidisciplinari, spaziando dal design e le arti applicate, alla tecnologia, dal teatro alla danza, dal cinema alla musica fino alle arti performative.
C.O.M. è un museo a cielo aperto che, dall’Accademia di Belle Arti di Carrara si allarga per costruire con spirito di comunione le comunità delle arti secondo un sistema a cerchi concentrici, in cui i progetti di Conservatori, Accademie e Università che hanno accolto l’invito, si inanellano l’un l’altro generando a loro volta altre altre comunità. In una costellazione fatta di differenze, in cui ogni territorio, contesto culturale locale, o sensibilità alla ricerca, mantiene la propria identità, il risultato è la generazione di luoghi mentali che reinterpretano la vocazione dell’arte a vivere al di fuori di confini rigidi, all’interno di una totalità, secondo quella spinta wagneriana che oggi si esprime come una grande comunità contemporanea.City Open Museum nasce da un’idea molto concreta: portare l’arte fuori dai musei e farla diventare parte della vita quotidiana delle persone, nelle città e nei territori
Cinzia Monteverdi, Presidente Accademia di Belle Arti di Carrara
INFO
Fabio Mauri. Arte e Ideologia
a cura di Angelo Capasso in collaborazione con Studio Fabio Mauri - Roma
13 febbraio – 12 aprile 2026
Palazzo Del Medico, Piazza Alberica 5 - Carrara
www.cityopnemuseum.com| www.fabiomauri.com/i
FOTO DI COPERTINA
Fabio Mauri, anni 2000 - Foto Claudio Martinez © Courtesy Fabio Mauri Estate e Hauser & Wirth