Giulio Aristide Sartorio: Le vergini savie e le vergini stolte
Ottocento alla GAM di Roma
Pittore, scultore, incisore, decoratore, scrittore ed anche autore di alcune pellicole che realizzò e interpretò in età matura, Giulio Aristide Sartorio (1860-1932) era figlio d’arte, sia il nonno, sia il padre erano artisti.
I tre scomparti del trittico sono funzionali alla divisione tra la parte centrale paradisiaca e quelle laterali legate alla realtà contingente.
Giulio Aristide Sartorio, Le vergini savie e le vergini stolte, 1890-91, olio su tavola, 188x205cm., Galleria d’Arte Moderna, Roma
Infatti, il soggetto de “Le vergini savie e le vergini stolte“ è ispirato all'omonimo episodio del Vangelo di Matteo (capitolo 25, versetti 1-13).
Sartorio presenta due gruppi, quello delle vergini sagge a sinistra e quello delle stolte a destra, le prime in attesa con le lampade accese, le altre distratte e con le lampade spente.
Con un linguaggio simbolico, l’artista associa le “sagge” agli ulivi, alberi che danno frutto e le “stolte” ai pini, piante “sterili” da un punto di vista botanico. Entrambe muovono verso il centro della scena, dove una porta socchiusa introduce alla luminosa dimora dello sposo, sormontata da angeli alati.
Dalle lettere di Sartorio conservate presso l’Archivio della Fondazione Primoli si deduce la complessa gestazione del dipinto e la ricchezza delle fonti iconografiche.
Pur traendo spunto dal Vangelo, che allude simbolicamente alla venuta di Cristo alla fine dei tempi, Sartorio sottolinea il tema delle virtù femminili, tratteggiando il profilo della sposa ideale, modesta, fedele e prudente, caro alla cultura Preraffaellita allora in voga in Italia. L'opera, infatti, segna una chiara adesione ai dettami della corrente artistica inglese, anche se Sartorio dimostra una conoscenza ancora superficiale, mediata probabilmente dall’amico D'annunzio e dalle riproduzioni di opere di Rossetti e Burne-Jones, nonché dalla frequentazione di artisti inglesi presenti a Roma.
Per l’esecuzione delle figure, Sartorio utilizzò i ritratti fotografici realizzati da Primoli di alcune nobildonne romane dell’epoca, tra cui Maria D’Annunzio Gallese, le marchese Theodoli e Sanfelice e la principessa Odescalchi.
APPROFONDIMENTO
Vergini savie e vergini stolte. Sartorio, Primoli e D'Annunzio: tre personaggi intorno a un trittico
Giuseppe Primoli e il fascino dell'Oriente
FOTO DI COPERTINA
Giulio Aristide Sartorio, Le vergini savie e le vergini stolte, 1890-91, olio su tavola, 188x205cm., Galleria d’Arte Moderna, Roma
Il trittico “Le vergini savie e le vergini stolte” (1890-’91), qui presentato dalla Storica dell’arte della Sovrintendenza Capitolina Arianna Angelelli è un’opera commissionata nel 1890 dal conte Gegé Primoli come dono di nozze per la sua futura sposa; il nobile però non ritirò mai il dipinto a causa del fallimento del matrimonio, motivo per cui anche il pagamento restò in sospeso.La sua formazione avvenne in un ambito familiare stimolante, consono a far emergere precocemente una straordinaria padronanza del disegno e delle tecniche artistiche
I tre scomparti del trittico sono funzionali alla divisione tra la parte centrale paradisiaca e quelle laterali legate alla realtà contingente.
Giulio Aristide Sartorio, Le vergini savie e le vergini stolte, 1890-91, olio su tavola, 188x205cm., Galleria d’Arte Moderna, RomaInfatti, il soggetto de “Le vergini savie e le vergini stolte“ è ispirato all'omonimo episodio del Vangelo di Matteo (capitolo 25, versetti 1-13).
Sartorio presenta due gruppi, quello delle vergini sagge a sinistra e quello delle stolte a destra, le prime in attesa con le lampade accese, le altre distratte e con le lampade spente.
Con un linguaggio simbolico, l’artista associa le “sagge” agli ulivi, alberi che danno frutto e le “stolte” ai pini, piante “sterili” da un punto di vista botanico. Entrambe muovono verso il centro della scena, dove una porta socchiusa introduce alla luminosa dimora dello sposo, sormontata da angeli alati.
Nella stesura pittorica della parte centrale, Sartorio unisce ai pigmenti particelle di vetro per accentuare la luminosità delle ali degli angeli.Il simbolismo della rappresentazione si evidenzia nel motivo della porta aperta e della luce che da essa proviene
Dalle lettere di Sartorio conservate presso l’Archivio della Fondazione Primoli si deduce la complessa gestazione del dipinto e la ricchezza delle fonti iconografiche.
Pur traendo spunto dal Vangelo, che allude simbolicamente alla venuta di Cristo alla fine dei tempi, Sartorio sottolinea il tema delle virtù femminili, tratteggiando il profilo della sposa ideale, modesta, fedele e prudente, caro alla cultura Preraffaellita allora in voga in Italia. L'opera, infatti, segna una chiara adesione ai dettami della corrente artistica inglese, anche se Sartorio dimostra una conoscenza ancora superficiale, mediata probabilmente dall’amico D'annunzio e dalle riproduzioni di opere di Rossetti e Burne-Jones, nonché dalla frequentazione di artisti inglesi presenti a Roma.
Il trittico, infatti, si ispira a modelli “primitivisti” tre-quattrocenteschi con citazioni precise: della “Porta del Paradiso” di Lorenzo Ghiberti, agli affreschi di Pisanello nella “Chiesa di San Fermo”. Il rifacimento ai modi trecenteschi è evidente nell'uso del supporto, la tavola e nella scelta del trittico la cui cornice dorata e intarsiata è opera di Berardi. Inoltre, le decorazioni del trittico rimandano a quelle che Giuseppe Cellini (1855–1940) aveva appena terminato in stile Liberty, nel 1888, nella “Galleria Sciarra” di Roma, di tema analogo nel riferimento ai modelli di virtù femminili.Solo nel 1893 Sartorio viaggiava tra Londra, Manchester e Liverpool, approfondendo così l’estetica teorica e formale del gruppo inglese
Per l’esecuzione delle figure, Sartorio utilizzò i ritratti fotografici realizzati da Primoli di alcune nobildonne romane dell’epoca, tra cui Maria D’Annunzio Gallese, le marchese Theodoli e Sanfelice e la principessa Odescalchi.
L'opera è un cardine dell'attività di Sartorio in quanto segna un passaggio molto prossimo al Simbolismo e alla maturità dell’artista (Giulio Aristide Sartorio: un dittico, Diana e la Gorgone).Presentato alla Biennale di Venezia del 1899, il dipinto venne acquistato nel 1939 dal Governatorato di Roma
APPROFONDIMENTO
Vergini savie e vergini stolte. Sartorio, Primoli e D'Annunzio: tre personaggi intorno a un trittico
Giuseppe Primoli e il fascino dell'Oriente
FOTO DI COPERTINA
Giulio Aristide Sartorio, Le vergini savie e le vergini stolte, 1890-91, olio su tavola, 188x205cm., Galleria d’Arte Moderna, Roma