"I ragazzi di via Panisperna" di Gianni Amelio

"I ragazzi di via Panisperna" di Gianni Amelio

Quei fisici geniali e un po' burloni. Nascita di un gruppo che cambio' la storia

"I ragazzi di via Panisperna" di Gianni Amelio
“Quando la leggenda supera la realtà, stampa la leggenda!” è una delle frasi più celebri della storia del cinema: viene pronunciata nel finale di L’uomo che uccise Liberty Valance di John Ford. Gianni Amelio, uno dei nostri registi più cinefili, ha voluto tenerla come “faro guida” nella realizzazione de I ragazzi di via Panisperna. A raccontarcelo è Alessandro Sermoneta, qui al suo esordio, che insieme ad Amelio è autore della sceneggiatura e dei dialoghi.

A Sermoneta mancavano due esami per la laurea in Fisica quando, nel 1985, conobbe Amelio a casa della sua amica Simona Paggi: confessando di non riconoscere “la differenza fra un atomo e un coniglio”, Amelio chiese aiuto a Sermoneta per trarre lo script dal soggetto che il regista calabrese aveva steso con Vincenzo Cerami, e nell’autunno di quell’anno Sermoneta e Amelio iniziarono a scrivere la prima versione a cui ne seguirono altre cinque. Mentre i due erano immersi nel lavoro di ricerca, nell’aprile 1986 avvenne la tragedia di Chernobyl: l’accaduto in Ucraina fu d’aiuto nel delineare meglio i tormenti dei Ragazzi, specie quelli di Ettore Majorana. Passò circa un anno e la cronaca italiana registrò un altro fatto eclatante: la sparizione dell’economista e accademico Federico Caffè, un mistero tutt’ora irrisolto che ha evidenti similitudini con la vicenda di Majorana, scomparso nel marzo 1938 e mai più ritrovato. 

I ragazzi di via Panisperna era un progetto voluto da Sergio Silva, capostruttura film e fiction di Rai1, il quale fu convinto da Giovanna Genoese, successivamente delegata Rai alla produzione, ad affidarlo ad Amelio; produttori esterni erano Conchita Airoldi e Dino Di Dionisio dell’Urania Film e Jan Mojto della tedesca Beta. L’arrivo di Giuseppe Rossini alla guida della rete ammiraglia coincise con il via definitivo alle riprese. Il racconto era stato pensato in due parti per la tv, ma Valerio De Paolis della BIM Distribuzione rimase talmente colpito dal lavoro di Amelio che ne chiese la concessione per la sala. 

Sermoneta sottolinea il lavoro accurato che fece con Amelio nel raccontare un argomento complicato come la fisica, mettendo accanto i sentimenti personali e i drammi della storia. Fonti di ispirazione furono anche "La scomparsa di Majorana" di Leonardo Sciascia e Il piccolo Archimede, un telefilm che Amelio aveva diretto nel 1979 per Rai2, dove il rapporto maestro/allievo e la figura del genio autodistruttivo si coniugano poi ne I ragazzi. Nel raccontare personaggi realmente esistiti, l’attenzione deve essere maggiore, non si può inventare troppo, e Sermoneta rivendica il risultato ottenuto che è quello che lui e Amelio volevano fin dall’inizio, evitare il biopic didascalico: infatti, oltre alla frase del film di Ford, i due avevano in mente anche Amadeus di Milos Forman, che è tutto fuorché la biografia di Mozart. I ragazzi Sermoneta li descrive come “dei punk, dei dadaisti, dei futuristi della fisica”, e la goliardata orchestrata ai danni di Guglielmo Marconi - che si vede all’inizio del film, e che evoca il celebre programma radiofonico di Orson Welles La guerra dei mondi - ne è la conferma. Silva avalla le parole di Sermoneta rilevando che l’idea iniziale è già nel titolo del film, la storia di giovani di talento che, nel pieno della loro esplosione creativa, si trovano ad affrontare due catastrofi che cambieranno le loro vite: le leggi razziali del 1938 e la Guerra Mondiale subito dopo. 

Rispetto alla versione tv, quella per il cinema fu tagliata di circa un’ora. Autore del montaggio è Roberto Perpignani, con Simona Paggi e Lilli Lombardi sue assistenti. I ragazzi è stato per Paggi il trampolino di lancio di una splendida carriera che l’ha portata a essere editor di nove film di Amelio, compreso il recente Hammamet; al quale vanno aggiunti, fra gli altri, La vita è bella e Pinocchio di Roberto Benigni e Gigolò per caso e Jesus Rolls, entrambi di John Turturro. Paggi sottolinea la perfetta armonia instauratisi con Amelio il quale "vuole che chi gli è accanto recepisca la visione che ha del suo film" e spiega che il montaggio “è la terza e ultima parte della scrittura di un film, dopo quella vera e propria, seguita dalla regia”. Riguardo alla differenza fra le due versioni de I ragazzi, secondo Paggi quella tv ha il giusto respiro grazie alla sua lunghezza, mentre il film, in seguito alla riduzione, è paradossalmente più “faticoso”, a causa del sacrificio delle sequenze che raccontano l’intimità e la psicologia dei personaggi. 

La versione tv totalizzò quasi dieci milioni di spettatori, ma Amelio si dichiarò insoddisfatto del risultato: “è venuto fuori un prodotto che non è né grande cinema né grande tv… la grande tv è quella dei grandi ascolti tipo quelli de La Piovra”, un esempio scelto non a caso, con Silva creatore della celebre serie. Sermoneta è meno severo di Amelio e sottolinea che I ragazzi ebbe una grande eco in quella fascia di pubblico di cultura medio-alta che rimase affascinata dal lavoro del regista. Sulla versione cinema Silva ricorda la regola non scritta che un prodotto pensato per la tv difficilmente funziona in sala: “c’è un rapporto diverso con il tempo, in tv ci sono dei rallentamenti, dei dettagli che al cinema non sono consentiti”. Del cast Sermoneta vuole ricordare Ennio Fantastichini, rendendo omaggio ad Amelio che ne fu lo scopritore. Quanto a Mario Adorf, Sermoneta racconta della sequenza, poi tagliata al montaggio, del funerale di Orso Mario Corbino, il personaggio interpretato dall’attore svizzero: al momento di sistemarsi nella bara, Adorf fece presente che stava per interpretare una delle parti storicamente più complicate per un attore, quella del morto.    

Scheda del film
I ragazzi di via Panisperna di Gianni Amelio - 1988 - 130’ (180’ versione tv)
Con Ennio Fantastichini, Andrea Prodan, Laura Morante, Mario Adorf

Roma, autunno 1934. Nell'Istituto di Fisica di via Panisperna diretto dal senatore e professore Orso Mario Corbino (Adorf), un gruppo di giovani ricercatori guidato da Enrico Fermi (Fantastichini) è impegnato in alcuni esperimenti di fisica nucleare. Non c’è solo lo studio nelle vite dei giovani scienziati i quali amano anche divertirsi, non di rado ai danni di importanti personalità del mondo accademico, con marachelle che mandano su tutte le furie Corbino. Uno dei più validi del gruppo è Ettore Majorana (Prodan), un talento precoce per la matematica, il quale avverte però il peso psicologico di una possibile scoperta scientifica dai contorni troppo oscuri. Quattro anni dopo, nel 1938, il regime fascista emana le leggi razziali che costringono Fermi e sua moglie Laura (Morante), di religione ebraica, a lasciare il Paese. Nel 1940 la guerra segna il definitivo scioglimento del magnifico gruppo dei ragazzi di via Panisperna.   

Produzione Rai1/Beta Film/Urania Film; distribuzione BIM. Anteprima Europa-Cinema Bari 26 settembre 1988, uscita cinema 3 febbraio 1989; prima tv (2 puntate) Rai1 18 e 25 febbraio 1990.   
 
FONTI
L’Unità, 27 settembre 1988
Alberto Barbera (a cura di) Cavalcarono insieme, Electa 2004
Conversazione con Simona Paggi, 27 marzo 2020
Conversazione con Sergio Silva, 28 marzo 2020
Conversazione con Alessandro Sermoneta, 29 marzo 2020

(per gentile concessione della Direzione Comunicazione)