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Ivano Dionigi. Filologia

Amore e verità della parola

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Ivano Dionigi, intervistato al Festival della Filosofia di Modena 2018 - Verità, espone i punti essenziali della sua lezione magistrale Filologia. Amore e verità della parola.
Un primo tipo di filologia è la disciplina che consiste nello studio e nella trasmissione dei testi, il  filologo è colui che studia la parola e verifica lo stato, la natura e la veridicità di un testo, risalendo fino all’originale per ripristinarne la verità. La storia ci ha presentato dei grandi falsi che i filologi hanno smascherato. Per esempio il carteggio tra San Paolo e Seneca, che riferiva di una conversione di Seneca e che è stato considerato falso dalla filologia in quanto scritto nel IV secolo a. C. o la Donazione di Costantino, un falso eclatante dell’VIII secolo, redatto per giustificare la supremazia e il potere temporale della Chiesa o i falsi Diari di Mussolini e il Diario postumo di Montale. 
Un secondo tipo di filologia è quella che costituisce una branca della disciplina linguistica, che è utile per risalire al valore autentico della parola. Per esempio la parola competere non significa gareggiare, ma deriva dal latino cum petere, che significa dirigersi tutti nella stessa direzione o la parola comunicare, che deriva da cum e munus, che vuol dire condividere con gli altri il proprio mestiere, la propria funzione, o le parole maestro, che era il celebrante principale di una funzione, e ministro che era il servitore. 

Abbiamo sostituito in questo paese alla dignità del maestro il servilismo verso il ministro che è quello che dovrebbe invece servire. 



Nelle parole spesso è scritto il destino di un popolo, oggi noi viviamo in una sorta di babele linguistica, per cui con una stessa parola intendiamo cose diverse e con parole diverse la stessa cosa: parliamo male e Platone diceva che parlare male oltre ad essere una cosa brutta in sé fa male anche all’anima
Per esempio la parola straniero, che aveva un alone addirittura sacro, sia nel paganesimo, sia nel discorso biblico, è oggi capovolta ed è diventata una parola estranea spesso considerata al limite dell’umano.  

Parliamo male perché confondiamo le parole con i vocaboli, ma i vocaboli sono parole morte, perché confondiamo la parola con il mezzo comunicativo, ma la parola preesiste allo strumento comunicativo. Abbiamo bisogno di una grande ecologia linguistica non solo ambientale 


Un terzo tipo di filologia è quella che è all’origine del pensiero e anche della filosofia. Logos in greco vuol dire tutto, deriva dal verbo  léghein che vuol dire raccogliere, quindi logos è ciò che riunisce, è la misura, la proporzione, la parola.
Il logos va analizzato rispetto al mondo e rispetto alla politica e alla convivenza. Eraclito dice che il logos è comune al cosmo e agli uomini, che però non se ne avvedono perché seguono il particolare, ma nel logos c’è l’unione dell’uomo con il mondo.
Chi mette a fuoco l’importanza del logos per la vita politica è Aristotele, che dice che noi siamo l’unico animale politico vivente dotato di logos, di ragione e siamo coloro che sono condannati a vivere nella polis. Chi vive separato dalla polis, dice Aristotele, o è bestia o è Dio.  

La parola è un sovrano che può tutto e oggi noi viviamo in un impero della retorica dove i cittadini del logos individuale rischiano di essere mandati in esilio dai padroni del linguaggio, perché filologi siamo tutti in quanto dotati del logos. 


 
 Ivano Dionigi è professore di Lingua e Letteratura latina all’Università di Bologna e direttore del Centro studi “La permanenza del classico”. Attualmente Presidente del Consorzio Almalaurea, è stato Magnifico Rettore dell’Università di Bologna dal 2009 al 2015. La sua ricerca si è orientata su molteplici versanti; recentemente ha lavorato sulla fortuna dei classici nella letteratura e nella cultura italiana moderna e contemporanea, fornendo anche traduzioni d’autore, in particolare di Lucrezio e Seneca. Tra le sue pubblicazioni: Lucrezio, De rerum natura (Milano 1990); Poeti tradotti e traduttori poeti (Bologna 2004); Lucrezio. Le parole e le cose (Bologna 2005); Il presente non basta. La lezione del latino (Milano 2016).