Simone Fagioli. La struttura dell'argomentazione nella Retorica di Aristotele

La pratica retorica e la felicità

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Simone Fagioli parla del suo libro  La struttura dell'argomentazione nella Retorica di Aristotele. Tutti gli uomini, secondo Aristotele, in un certo modo, partecipano della retorica e della dialettica, «giacché tutti fino a un certo punto intraprendono e a saggiare un discorso (logon) e a sostenerlo (hypéchein) e a difendersi (apologheîsthai) e ad accusare (kategoreîn)» (Rhet., I, 1 1354 a 4-5).  Inoltre, «coloro i quali obiettano non essere bene ciò a cui tutte le cose tendono, non dicono nulla di sensato. Infatti, ciò che è ammesso da tutti noi affermiamo che è vero: e colui che rifiuta questa convinzione non troverà cose molto più convincenti da dire» (Eth. Nic., X, 2, 1172 b 35-1173 a 2). 
Gli uomini si servono della dialettica e della retorica per perseguire fini particolari che sono funzionali alla conquista della felicità. Poiché questa consiste nel sapere, la dialettica e la retorica rientrano tra le vie di cui l’uomo dispone per raggiungere la felicità. Questa è l’unico bene, desiderabile per sé, che può essere raggiunto attraverso “l'opera propria dell'uomo”, e cioè l’attività e la vita razionale, ovverosia per mezzo dell’agire pratico secondo l’esercizio del logos.
In definitiva, il buon uso dell’arte retorica, considerata come un bene, conduce l’essere umano verso la felicità e, come forma della razionalità, tale felicità è inevitabilmente legata all’attività specifica (ergon) dell’uomo, e cioè all’attività del logos.

La pratica retorica, in quanto incentrata nella vita della polis, è connessa al vivere bene (eu zen) dell’uomo/cittadino. Non vi è, pertanto, un’antitesi tra retorica e logos: essa si caratterizza inoltre come un’attività argomentativa esercitata all’interno della polis. 
La retorica si pone l’obiettivo di persuadere l’ascoltatore per mezzo dell’entimema e, realizzando tale finalità, consente la neutralizzazione dei conflitti cittadini e promuove l’affermazione della pace civile.

La coesistenza dell’attività della ragione, della vita buona e della pratica politica democratica nell’Atene del IV sec. a.C., è possibile grazie al buon uso che dell’arte retorica fanno i retori nelle assemblee, nei tribunali e nei dibattiti pubblici.

Oltre a denunciare una deriva morale e culturale, che porterà alla crisi della pacifica convivenza nella polis e ad una forte relativizzazione valoriale, la Retorica si propone come instrumentum in grado di salvare e guarire una società in stato di abbandono etico-culturale.

Da un punto di vista strettamente teoretico, la retorica, che presiede al dominio delle opinioni, del probabile e del verosimile, non si oppone alla scienza: anzi ne è il completamento. Un discorso retorico, infatti, pur non essendo né universale né necessario, come invece è un discorso scientifico, aiuta l’uomo nelle situazioni e nelle esperienze, in cui il solo schema logico-concettuale, tipico della scienza, è incapace di rispondere ai problemi posti dalla vita. Pertanto, all’interno della polis, ci serviamo della forza dell’argomentazione retorica al fine di far prevalere la nostra opinione e le nostre credenze. Tutto questo, naturalmente è possibile, secondo Aristotele, solo a condizione che chi parla orienti le proprie argomentazioni nella direzione che ha come punto di arrivo il verosimile e il bene della comunità, non l’inganno, la fallacia, il tornaconto, l’ingiustizia e il male. 
Riguardata così la retorica, viene meno il luogo comune, secondo il quale la logica aristotelica si riduce e si esaurisce nella teoria del ragionamento sillogistico, che si trova negli Analitici. Il sillogismo scientifico e la scienza si sottraggono alla storia e, quindi, alle categorie del tempo e dello spazio, mentre nella vita quotidiana, nei tribunali e nell’agorà, non si trovano né dimostrazioni perfette, né uditori ed interlocutori ineccepibili. La vita dell’uomo non può essere racchiusa entro i limiti della logica.

Il senso della vita umana non attiene alla sfera della scienza e della logica, ma a quella dell’opinione comune, del verosimile, del probabile, del ragionevole, di ciò che noto e degno di fede, vale a dire che appartiene alla ragione argomentante.
La grande novità che introduce all’interno della storia della filosofia consiste nell’aver conferito sistematicità, oltre che aver attribuito dignità e valore filosofico-razionale, al probabile e al verosimile e non già a discapito della scienza e della logica, bensì a loro integrazione e completamento.


Simone Fagioli è un filosofo, poeta, storico e critico d’arte. Conseguita la laurea specialistica con lode in filosofia teoretica, morale, politica ed estetica presso l’Università degli Studi di Perugia, diventa professore di filosofia e storia in Italia e in Svizzera. Già Presidente dell’Associazione Culturale “FareCultura”, nel 2018 e nel 2019 consegue l’EunomiaMaster in alta formazione politico-istituzionale. Attualmente, è socio della Società Filosofica Italiana, dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma e della Società Italiana di Scienze Matematiche e Fisiche. Per la sua attività artistico-letteraria ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui: Premio Internazionale Spoletofestivalart 2018 per la filosofia contemporanea (Spoleto 2018) e per la  letteratura (Spoleto 2012); Premio Nazionale di Poesia “Versi Distillati” (Brescia 2009); Finalista Premio Letterario Nazionale di Poesia “Valle dell’Aniene” (Roma, 2007); Trofeo Internazionale “Medusa Aurea XXVIII Edizione” dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna (Roma, 2005); Finalista con Menzione di Merito III Edizione del Premio Letterario Internazionale “Trofeo Giacomo Leopardi” (Recanati, 2005); Premio Letterario Internazionale “Treditre Editori - Città di Avezzano” (Avezzano, 2004); Premio Nazionale di Poesia “Primavera Strianese” (Striano, 2003); Finalista con Menzione di Merito X Edizione del Premio Letterario Internazionale di Poesia “Poseidonia - Paestum” (Paestum, 2004); Finalista XI Edizione Premio Letterario Nazionale di Poesia e Giornalismo “La fonte - Città di Caserta” (Caserta, 2003); Premio Nazionale di Poesia “Igino Giordani” (Caltanissetta, 2001); Premio Nazionale di Poesia ”Massimo D’Azeglio” (Barletta, 2000).