Graham Priest. La dialetheia o teoria della doppia verità

Discussione sul principio di non contraddizione con Emanuele Severino

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Graham Priest, intervistato a Brescia il 3 marzo 2018, in occasione del Congresso Internazionale in onore di Emanuele Severino, All'alba dell'eternità. I primi 60 anni de La struttura originaria, parla della sua teoria del dialetheismo, partendo dal  principio di non contraddizione, argomento del quale ha discusso con lo stesso Emanuele Severino nella sessione plenaria conclusiva del congresso. 

Nella filosofia occidentale esiste il “principio di non contraddizione” che afferma che una contraddizione non può essere vera, principio difeso da Aristotele nella Metafisica e diventato un punto fermo della filosofia fino al XX secolo, quando  alcuni filosofi, come Priest, hanno iniziato a pensare che in realtà alcune contraddizioni possono  essere vere. Questa idea trae origine dal lavoro che è stato fatto sulla logica formale, ma dipende anche dall'approccio della logica paraconsistente. Quale tipo di contraddizione potrebbe mai essere vera? Un esempio classico e molto antico è il Paradosso del Mentitore, in base al quale se affermo che “la frase che sto pronunciando in questo momento è falsa”, si pone il problema se questa è vera o è falsa. Se è vera, essa afferma che è falsa, quindi è falsa. Ma se è falsa, allora è proprio quel che dice di essere e quindi è vera. Quindi sembra essere sia vera che falsa. In oltre 2000 anni i logici e i filosofi hanno provato a risolvere questo paradosso, ma non c’è ancora una soluzione accettata da tutti. Pertanto credo che bisogna semplicemente accettare che l'affermazione del mentitore sia contemporaneamente vera e falsa. Pertanto, con buona pace di Aristotele, possiamo affermare che alcune contraddizioni possono essere vere. 

Esiste un neologismo per definire le contraddizioni “vere”, ossia “dialetheia”, che significa doppia verità, qualcosa che è sia vero che falso, una contraddizione vera. E il “dialetheismo” è il punto di vista per cui alcune contraddizioni sono vere, per cui ci sono alcune dialetheia.

Se chiedete ai filosofi occidentali moderni perché le contraddizioni non possono essere vere, vi diranno che se una contraddizione allora tutto è vero. Questo principio è chiamato “esplosione” (il nome medievale era ex falso quodlibet sequitur, dal falso/assurdo segue qualsiasi cosa), perché in presenza di informazioni contraddittorie la teoria “esplode” e ne segue qualsiasi cosa. I dialetheisti, invece, pensano che alcune contraddizioni siano vere, ma non pensano che tutto sia vero, come afferma il “trivialismo”, per il quale è vero tutto e il contrario di tutto. Il principio di esplosione non è presente nella logica greca, ma inizia ad apparire nella logica medievale occidentale come un principio piuttosto controverso e si impone nella logica occidentale tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Oggi secondo la logica ortodossa, di Gottlob Frege, il principio di esplosione è valido, ma un dialetheista non può accettarlo. Il dialetheismo non solo richiede la logica paraconsistente, ma la motiva anche. 

Priest fa altri esempi di dialetheismo; il primo viene dal moto: cosa significa muoversi? La teoria classica dice che essere in moto significa stare qui in un certo tempo e lì in un altro tempo, ma Hegel rigettò questa idea, sostenendo che essere in moto significa trovarsi e non trovarsi qui in un unico e medesimo tempo. Secondo Hegel, il moto pone in atto degli stati contraddittori e si accetta questa descrizione del moto è necessario essere dialetheisti. Un secondo esempio ha a che fare con la legge. Supponiamo che passino due leggi secondo cui tutti i proprietari devono avere diritto di voto, e secondo cui nessuna donna deve avere diritto di voto. Possiamo immaginare che queste leggi siano concepite in un periodo storico in cui è impensabile per una donna avere delle proprietà e fintanto che le donne non possono avere proprietà, queste due leggi sono mutualmente coerenti e non c'è alcuna contraddizione. Ma i tempi cambiano, le cose in qualche modo migliorano e le donne iniziano a reclamare i loro diritti, tra cui quello di avere delle proprietà. Quindi a un certo punto ci sarà una donna che otterrà una proprietà e che perciò si recherà al seggio per votare. È una proprietaria e quindi ha il diritto di votare, ma è anche una donna e quindi non ha il diritto di votare. Il cambiamento nelle contingenze ha generato una contraddizione, dato che Laura ha, ma anche non ha il diritto di votare. Naturalmente la legge se la situazione si evolve è ovvio che la legge verrà cambiata, ma ciò non cambia il fatto che le due leggi siano contraddittorie. 
Un altro esempio di possibile dialetheia riguarda la storia della filosofia.

Alcuni filosofi credono che le cose abbiano dei limiti che non possono essere descritti o concepiti e che pertanto ci siano cose ineffabili, di cui non si può parlare. Ma il punto è che se stai parlando di qualcosa significa che non può essere ineffabile. Molti di questi filosofi, inoltre, non solo pensano che ci siano cose ineffabili, ma ne spiegano anche il perché e nel momento in cui lo spiegano ne devono parlare e anche qui c'è una presunta contraddizione. L'ortodossia cristiana dice che Dio è ineffabile perché trascende le categorie dell'umano. Il neoplatonismo di Plotino dice che l'Uno è ineffabile perché è l’essere supremo del tutto e non ne puoi parlare. Kant dice che non puoi parlare del noumeno perché non puoi applicarvi le categorie. Sono solo tre esempi presi dalla filosofia occidentale, ma ce ne sono molti anche nella filosofia orientale. Naturalmente potremmo sostenere che l'argomento per cui ci sono cose ineffabili è semplicemente falso, ma questo significherebbe rifiutare tutta l'ortodossia cristiana e tutto il platonismo, il kantismo e in tal modo, magari, una delle nostre teorie preferite.  Se vogliamo abbracciare una di queste teorie, dobbiamo affrontare quelle contraddizioni.

Ovviamente le contraddizioni sono evidenti e molti dei filosofi hanno cercato vari modi per sottrarsi alla contraddizione. Un dialetheista però può sostenere che la contraddizione attraverso cui puoi parlare di qualcosa di ineffabile è vera: il confine tra ciò che è dicibile e ciò che è ineffabile è un confine contraddittorio.

I confini sono una cosa strana, perché in qualche modo sono contraddittori per loro natura. Un confine è ciò che separa due cose, ma è anche ciò che unisce due cose. Il che suona all'incirca come una contraddizione. Il pensiero che il confine tra quel che è descrivibile, e quel che non lo è, sia contraddittorio non è forse un pensiero così strano.

Priest in conclusione afferma di essere onorato di essere stato chiamato a Brescia a celebrare il lavoro di Emanuele Severino il cui nucleo essenziale risiede nel pensiero che nulla cambia. Un pensiero che deriva da Parmenide, famoso per aver affermato che il cambiamento non esiste. 

Emanuele Severino ha sviluppato questa idea in una filosofia sofisticatissima. È un'idea molto contro intuitiva, perché tutti noi pensiamo che le cose cambino. Ad esempio è corretto affermare che nel 2014 Donald Trump non era il presidente degli Stati Uniti, mentre ora, nel 2018, Donald Trump è il presidente degli Stati Uniti. Sembra proprio che ci sia stato un cambiamento e, ad essere onesti, non in meglio. Ad ogni modo è un cambiamento. Pensare che non ci sia stato è molto, molto controintuitivo. Ma il professor Severino ha lavorato parecchio per motivare questa posizione ed esplorarne le conseguenze in ambiti diversi. Severino accetta il principio di non contraddizione e dimostra che il cambiamento, se si verificasse, violerebbe questo principio, che implica che non esiste il cambiamento. Un dialetheista non può accettare questa che è una delle argomentazioni più importanti di Severino, ma questo aspetto del suo pensiero mi interessa in particolare perché da Aristotele in poi molti pochi filosofi hanno intrapreso una difesa approfondita e seria del principio di non contraddizione. 
Il fatto che io dissenta in qualche modo da Severino non è il segno di scarsa considerazione, anzi lo sarebbe piuttosto l’ignorarlo. Considerare qualcuno come un grande filosofo vuol dire confrontandosi con il suo pensiero e questo è ciò che i filosofi devono fare. 



Graham Priest (Londra, 1948) è un filosofo britannico. È professore di filosofia presso il CUNY Graduate Center, l'Università di Melbourne e l'Università di St Andrews. Ha svolto i suoi studi presso l'Università di Cambridge e la London School of Economics and Political Science. Insieme a Richard Rutley ha fondato il dialetheismo, una posizione in filosofia della logica secondo cui esistono contraddizioni vere. È anche il principale esponente vivente della corrente del noneismo.