Salvatore Settis. Politiche della natura

Ripartire dall'articolo 9 della Costituzione

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Salvatore Settis, intervistato in occasione della V edizione del Festival del Pensare, dal titolo Male nostro quotidiano, che si è svolta, dal 18 al 26 luglio 2019, a Cecina, Casale Marittimo, Guardistallo, Montecastelli Pisano, Castagneto Carducci, Bibbona e Populonia, parla del tema della lezione tenuta al Festival, Politiche della natura nell’Italia di oggi. L'etica civile di fronte al malcostume corrente
Settis inizia denunciando l’uso improprio della frase dell’Idiota di Dostoevskij, “la bellezza salverà il mondo”, che viene citata troppo spesso a sproposito. Infatti questa frase non va intesa come se la bellezza sia una forza che da sola è in grado di agire, ma che al contrario siamo noi cittadini, che abbiamo il dovere di riconoscere e salvare la bellezza. 
Ma quali sono gli usi politici della bellezza che si fanno oggi? Uno è quello dell’uso della bellezza come evasione, che crea deresponsabilizzazione e l’altro è quello di utilizzare il mito del paese più bello del mondo per giustificare la commercializzazione della cultura, sulla base dell’idea oggi molto diffusa che se una cosa non ha un effetto economico non vale nulla. 
A questo scopo si inventano statistiche, come quella che dice che l’Italia ha da sola il 72% delle bellezze mondiali. Sono cifre che non esistono, dato che non esiste un censimento delle bellezze mondiali, esiste invece il censimento dei siti UNESCO e l’Italia, pure essendo la prima nazione, ha solo il 5% dei siti mondiali. 

Per promuovere serie politiche della natura bisogna partire dall’articolo 9 della Costituzione, “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Dopo aver ricordato che la più antica legge italiana sul paesaggio porta la firma del filosofo Benedetto Croce, Settis dice che è la prima volta al mondo che uno Stato pone tra i principi fondamentali la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico, che sono messi in strettissima connessione tra loro. C’è un precedente snella Sicilia del XVIII secolo, quando con un decreto del Viceré del 1745 si  stabiliva la tutela, con il medesimo atto normativo, dei beni archeologici di Taormina e del parco ai piedi dell’Etna. 
La tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico, la promozione della cultura e della ricerca costituiscono secondo la Costituzione un tutt’uno, che si collega ai diritti fondamentali dei cittadini come il diritto all’istruzione. L’articolo 9, pertanto, si inserisce in un’architettura costituzionale che collega tra loro i diritti in funzione della dignità della persona e della solidarietà sociale.


Settis avverte del pericolo che questa architettura possa essere messa in crisi dai progetti di autonomia differenziata, che sono stati proposti da alcune regioni settentrionali, che vorrebbero gestire in autonomia i beni culturali, e che sono solo una conseguenza della pessima riforma del Titolo V del 2001. Ma l’a. 9 della Costituzione, che parla di nazione, non è modificabile e ci impone identici criteri di tutela per i beni culturali in qualsiasi parte del territorio nazionale si trovino. 


Salvatore Settis archeologo e storico dell'arte, ha diretto il Getty Research Institute di Los Angeles e la Normale di Pisa. È presidente del Consiglio scientifico del Louvre. Accademico dei Lincei, ha avuto due lauree honoris causa in giurisprudenza (Padova e Roma 2). Collabora con «la Repubblica», «Il Sole 24 Ore» e «l'Espresso». Tra i suoi libri pubblicati per Einaudi ricordiamo Italia S.p.A. L'assalto al patrimonio culturale (2002), Futuro del 'classico' (2004), Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile (2010, 2012 e 2019), Azione popolare. Cittadini per il bene comune (2012), Costituzione incompiuta. Arte paesaggio ambiente (2013, con A. Leone, P. Maddalena e T. Montanari), Se Venezia muore (2014), Costituzione! (2016) e Architettura e democrazia (2017).