Franco Ferrarotti. L'utopia concreta di Adriano Olivetti 

La socializzazione del potere

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Franco Ferrarotti ricorda la figura dell’imprenditore Adriano Olivetti. L’incontro con Olivetti avvenne nel 1948, quando Ferrarotti era un giovane disoccupato e iniziò con uno scontro di idee sulla politica inglese: Ferrarotti gli disse che bisognava socializzare il potere, idea che colpì l’imprenditore di Ivrea a tal punto che da quel giorno ne fece uno dei suoi più stretti collaboratori. 

Olivetti aveva un grande rispetto per le idee altrui, una qualità molto rara e la capacità di unire la spinta utopistica con l’efficienza tecnica e imprenditoriale, che dimostrò trasformando la piccola fabbrica del padre Camillo in una grande impresa multinazionale, quindi un’utopia concreta.

Olivetti dimostra, secondo Ferrarotti, che esiste un nesso tra marginalità e creatività: chi nasce in una metropoli non può avere la spregiudicatezza che ha il marginale creativo, che si apre al mondo.

Con Olivetti abbiamo l’esempio di un abitante del villaggio che diventa cittadino del mondo, che è oggi il nostro grande scopo: essere nello stesso tempo abitanti del villaggio e cittadini del mondo.  


Franco Ferrarotti è un sociologo italiano. Si è particolarmente interessato ai fondamenti di legittimazione del potere in una società in trasformazione come quella moderna e ha studiato il problema dei fini e dell'orientamento culturale di fondo della società industriale. Professore di sociologia nell'università di Roma (1961-2002), è stato anche deputato nel parlamento per la terza legislatura (1958-63), eletto per il Movimento di Comunità. È direttore della rivista La Critica sociologica, da lui fondata nel 1967. Nel 2005 è stato nominato cavaliere di gran croce. Tra le sue opere: Max Weber e il destino della ragione (1965); Trattato di sociologia (1968); La sociologia del potere (1972); Alle radici della violenza (1979); La società come problema e come progetto (1979); Storia e storie di vita (1981); Il paradosso del sacro (1983); La qualità nella sociologia (1988). La sua produzione saggistica è proseguita corposa anche negli anni successivi: L'Italia in bilico (1990); Roma madre matrigna (1991); I grattacieli non hanno foglie (1991); Mass media e società di massa (1992); La tentazione dell'oblio: razzismo, antisemitismo e neonazismo (1993); Homo sentiens: giovani e musica (1995); Rock, rap e l'immortalità dell'anima (1996); L'Italia tra storia e memoria (1997); La verità? È altrove (1999); Il potere (2004); La televisione (2005); Nelle fumose stanze. La stagione politica di un «cane sciolto» (2006); America oggi. Capitalismo e società  negli Stati Uniti (2006); Vita e morte di una classe dirigente (2007); L'identità dialogica (2007); Fondi di bottiglia (2008); Il senso del luogo (2009). Nel 2010 è tornato a riflettere sul ruolo della sociologia nel volume Perché la sociologia?, intervistato da U. Melotti e L. Solivetti, mentre nel 2012 ha pubblicato il testo autobiografico Atman. Il respiro del bosco e il saggio Un popolo di frenetici informatissimi idioti, cui ha fatto seguito Dialogo sulla poesia. Con un'antologia poetica (a cura di P. Mattei, 2018).