Alfonso Maurizio Iacono. Empedocle di Agrigento 

La natura, la democrazia, la retorica e il mito della caverna

Condividi

Alfonso Maurizio Iacono parla della filosofia di Empedocle di Agrigento, vissuto nel V secolo a. C. evidenziando quattro temi: l’idea di natura e di materia, le questioni della democrazia e dell’uguaglianza, il problema della retorica e quindi del rapporto tra comunicazione e potere e infine l’origine dell’immagine della caverna come metafora della nostra esistenza.  

Empedocle, figura poliedrica di poeta, filosofo, taumaturgo e uomo della democrazia, ha una concezione dialettica del concetto di vita e del rapporto tra vita e conoscenza. La natura è, secondo lui, composta da quattro elementi, terra, aria, acqua e fuoco che sono mossi da due grandi passioni, il conflitto e l’amicizia. Ciò che trascina la vita sono le passioni e il cosmo è costituito da una figura sferica che comprende tutto, tenuta insieme dall’armonia, dal giusto equilibrio degli elementi. 

È importante oggi recuperare le passioni, che bisogna distinguere dalle emozioni, perché hanno a che fare con il desiderio e con la mancanza, sono un differimento nel tempo delle passioni. Oggi la prevalenza dell’emozione rivela la confusione che facciamo tra desiderio e bisogno. Il “sapere di non sapere” socratico è l’espressione di una mancanza e il desiderio di sapere è il tentativo di colmarla. 

La produzione dei concetti nella filosofia, da Talete ad Empedocle a Parmenide, è collegata non al logos in quanto tale, ma ad un logos legato al mito e i miti non sono, come pensava Hegel, la vulgata della filosofia ma una sua diversa modalità di espressione, una modalità poetica di esprimere il mondo, come aveva capito Vico. 

La domanda di Empedocle è come l’uno possa contenere i molti. Alla fine del secolo passato i modelli del secondo Deleuze, le metafore del rizoma, delle radici, della molteplicità, la microfisica del potere di Foucault avevano un fortissimo senso perché legate ad un mondo diviso in due, dove una certa tradizione rivoluzionaria cominciava a mostrare i limiti, ma a partire dagli anni 80 l’accentuazione del tema della molteplicità ci ha portato a dimenticare la questione dell’uno. Per questo sarebbe importante oggi riprendere Parmenide, Platone ed Empedocle, che ha subito l’influsso di Parmenide, sul tema del tentativo di ritrovare l’uno. Oggi è necessario ritrovare un uno che non può essere quello del passato, ma che dia conto di questa forma di molteplicità che si sta disseminando. Con il modello neoliberista e con le filosofie che cercano solo il molteplice il rischio è che l’uno non sarà più governato consapevolmente, ma sarà affidato a quella che Adamo Smith chiamava “mano invisibile”. Empedocle è un filosofo democratico, che da aristocratico di nascita si rese conto che erano necessarie la democrazia e l’uguaglianza. 
Oltre che poeta, Empedocle fu maestro di retorica e la retorica nasce in democrazia, dove è decisiva la parola. 

Empedocle anticipa il mito platonico della caverna la cui presenza è ancora oggi talmente potente nell’immaginario collettivo, che ce lo ritroviamo praticamente ovunque, dalla letteratura alla cinematografia. Da Pirandello a Beckett, a film come Il Conformista di Bertolucci o Blade Runner, la caverna ricostruisce quasi la scena di un cinema. L’idea di Empedocle è che noi viviamo nell’ombra, che non è esattamente il buio, ma un gioco di differenze tra buio e luce.  Secondo Plotino, la caverna significa per Platone, così come la grotta per Empedocle, il mondo visibile, l’ascesa dal quale è un viaggio verso il mondo spirituale. Il prigioniero liberato in quanto filosofo apre la possibilità per ciascuno di noi di uscire dal nostro mondo e guardarlo con altri occhi. 



Alfonso Maurizio Iacono è professore di Storia della Filosofia presso l’Università di Pisa. Si è occupato dei rapporti tra filosofia e antropologia attraverso una metodologia d’indagine influenzata dallo strutturalismo francese, dall’epistemologia della complessità di Francisco Varela e dalla riflessione di Gregory Bateson. Alle prime ricerche sulle strutture cognitive del pensiero europeo di fronte al colonialismo, in primo luogo la nozione di feticismo, sono seguite le riflessioni sull’epistemologia dell’osservatore e sui concetti di autonomia e finzione in una chiave storico-politica. Attualmente lavora sui temi della storia e della sostituzione attraverso l’immagine rinascimentale e moderna della finestra.