Umberto Curi. Medicina antica e filosofia 

Il Corpus Hippocraticum

Condividi

Umberto Curi, autore del saggio Le parole della cura. Medicina e filosofia, pubblicato nel 2017 da Cortina, intervistato nel marzo 2021, parla dell’importanza della medicina antica, non solo per comprendere meglio la cultura classica, ma anche per valorizzarne il contributo di merito nella pratica dell’arte medica. 

Il Corpus Hippocraticum, una raccolta di trattati su aspetti particolari della cura, è un lascito monumentale che non viene studiato né dai medici, né dai filosofi, mentre bisognerebbe riconoscere la centralità che ha la medicina per la comprensione della cultura classica.

In numerosi dialoghi, Platone si riferisce alla medicina come un paradigma al quale ricondurre anche altre forme di indagine razionale e Galeno, grande medico del V secolo d.C. ricordava il legame ineliminabile tra medicina e filosofia, in forza del quale un buon medico deve essere anche filosofo, perché in quanto medico deve conoscere la logica e inoltre deve praticare la medietà, la virtù aristotelica del giusto mezzo tra due estremi.


Gli scritti della medicina antica sono un tesoro prezioso per le giovani generazioni e per i medici che potrebbero scoprire che la gran parte delle nozioni che sono alla base della medicina contemporanea affondano le loro radici nella medicina ippocratica. Ippocrate dice che il buon medico, che non può non essere anche un bravo filosofo, deve partire dalla ricostruzione della storia individuale del paziente, anamnesi, e, collegando tra loro i sintomi, elaborare la diagnosi, ossia il quadro clinico sulla base del quale formulerà la prognosi, una previsione sull’andamento futuro della malattia, senza mai dimenticare che la medicina non può raggiungere l’esattezza della scienza, il cui modello è la scienza matematica, ma nello stesso tempo non può essere ridotta a mera empiria.

La medicina è qualcosa che si trova a metà tra un’arte e una tecnica e il medico deve comportarsi come un bravo nocchiero, come dice Platone: solo quando il mare è mosso il nocchiero può dimostrare la sua abilità, evitando il naufragio: allo stesso modo il medico dimostra le sua capacità salvando il paziente da una malattia grave. 


Umberto Curi è professore emerito di Storia della filosofia presso l’Università di Padova e docente presso l’Università “Vita e salute” San Raffaele di Milano. È stato visiting professor presso numerosi atenei europei e americani. Nei suoi studi si è occupato della storia dei mutamenti scientifici per ricostruirne l’intima dinamica epistemologica e filosofica. Più di recente si è volto a uno studio della tradizione filosofica imperniato sulla relazione tra dolore e conoscenza e sui concetti di logos, amore, guerra e visione. Tra le sue pubblicazioni: La cognizione dell’amore. Eros e filosofia (Milano 1997); Polemos. Filosofia come guerra (Torino 2000); Lo schermo del pensiero. Cinema e filosofia (Milano 2000); Il farmaco della democrazia (Milano 2003); La forza dello sguardo (Torino 2004); Un filosofo al cinema (Milano 2006); Terrorismo e guerra infinita (Assisi 2007); Meglio non essere nati. La condizione umana tra Eschilo e Nietzsche (Torino 2008); Miti d’amore. Filosofia dell’eros (Milano 2009); Straniero (Milano 2010); Via di qua. Imparare a morire (Torino 2011); Passione (Milano 2013); L'apparire del bello. Nascita di un'idea (Torino 2013); La porta stretta. Come diventare maggiorenni (Torino 2015); I figli di Ares. Guerra infinita e terrorismo (Roma 2016); La brama dell’avere (con S. Chialà, Trento 2016); Le parole della cura. Medicina e filosofia (Milano 2017); Veritas indaganda (Nocera Inferiore SA 2018); Il colore dell’inferno. La pena tra vendetta e giustizia (Torino 2019).