Mauro Visentin. La grande eresia di Emanuele Severino

  Da "La struttura originaria" al "Destino della necessità" 

Mauro Visentin ricostruisce il percorso filosofico di Emanuele Severino  (Brescia, 1929 - 2020) a partire dai suoi esordi e dal rapporto con il suo maestro Gustavo Bontadini (Milano 1903-1990). Bontadini era un filosofo cattolico di estrazione neoscolastica che pensava ad una rifondazione della metafisica classica attraverso un confronto radicale con il pensiero moderno, che per lui era essenzialmente il pensiero idealistico, nella versione attualistica del neoidealismo italiano di Giovanni Gentile, ma ancora di più nell’interpretazione dell’attualismo come problematicismo da parte dell’allievo di Gentile, Ugo Spirito
Nel 1958 Severino scrive La struttura originaria e nell’ultimo capitolo prefigura quella che sarebbe stata sua grande eresia, ossia un’interpretazione del principio di Parmenide, elaborato da Bontadini, in base al quale l’essere, inteso come totalità degli enti, non poteva essere eterno e immutabile se non lo fossero stati anche tutti gli enti che esso comprendeva.
Il problema di fondo era quello di un confronto tra la totalità immutabile degli enti e il divenire degli stessi. Inizialmente Severino tenta di conciliare la tradizione creazionista della filosofia classica neoscolastica con “il  parmenidismo” e questo ha fatto sì che non si cogliesse fin dall’inizio la radicalità e paradossalità del suo pensiero, che viene fuori solo nel 1964 con il celebre scritto Ritornare a Parmenide.

In Ritornare a Parmenide, Severino sostiene l’immutabilità di tutti gli enti, insuscettibili di essere interpretati secondo la logica propria dell’aristotelismo e anche della neoscolastica, in base alla quale l’ente è finché è, ma non quando cessa di essere. Per Severino questa logica è espressione della più eclatante delle contraddizioni, che segna la storia dell’Occidente come una storia estrema di alienazione del pensiero. 

Nel 1968, a chiarimento delle sue tesi, Severino pubblica un poscritto al Ritornare a Parmenide, in cui sostiene che il divenire va interpretato non più in termini ontologici come un passaggio dal nulla all’essere e dall’essere al nulla, ma come un movimento dell’apparire, un entrare nell’orizzonte dell’apparire di ciò che già esisteva al di fuori di quell’orizzonte, perché eterno e immutabile come ogni ente.

A questa reinterpretazione dell’apparire Bontadini replica con una obiezione alla quale, secondo Visentin, Severino non ha mai replicato in maniera convincente. 
Il Destino della necessità del 1980 è il testo con il quale Severino trae le estreme conseguenze delle sue premesse speculative, negando ogni tipo di possibile libertà nel manifestarsi dell’apparire e riconducendo tutto sotto l’egida di un destino immutabile: le cose che appaiono e scompaiono lo fanno non secondo un ordine casuale ma secondo un ordine deciso dal destino. Tutte le opere successive non modificano, secondo Visentin, l’impianto fondamentale del suo pensiero, come si è venuto a definire a partire da La struttura originaria

Mauro Visentin si è laureato in Filosofia alla Sapienza nel 1976 con Lucio Colletti. È attualmente professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università degli Studi di Sassari. Nel corso della sua carriera ha trascorso periodi di studio in Germania, è intervenuto, come relatore ufficiale a convegni su temi legati ai suoi interessi scientifici, ha tenuto e tiene occasionalmente lezioni e seminari presso istituzioni accademiche e culturali di rilievo nazionale (tra queste la Normale di Pisa e l'Istituto Italiano per gli Studi Storici). Fa parte dei comitati direttivi di due riviste: «La Cultura» e il «Giornale critico della filosofia italiana», come pure del comitato scientifico dell'Edizione Nazionale delle Opere di Benedetto Croce. La sua attività di ricerca è documentata da numerose pubblicazioni, a cominciare dalla monografia Il significato della negazione in Kant (Napoli-Bologna 1992), seguita dai due volumi dedicati al Neoparmenidismo italiano (Napoli 2005/2011) e dalla raccolta di saggi Onto-Logica (Napoli 2015). In mezzo, molti contributi pubblicati su periodici di area filosofica, che spaziano da Aristotele a Heidegger, da Croce e Gentile a Scaravelli, da Labriola a Guido Calogero.