Michele Lenoci. Il fondamento della conoscenza 

Dialogo tra Emanuele Severino e Moritz Schilick

Nel video Michele Lenoci, intervistato in occasione del Convegno Sul fondamento della conoscenza, organizzato dall'ASES (Associazione di Studi Emanuele Severino), in occasione della ripubblicazione dell’omonimo libro di Moritz Schilick, tradotto, introdotto e commentato da Emanuele Severino (Scholé Morcelliana 2021 – prima edizione 1963), che si è tenuto il 27 novembre 2021 a Brescia, presso il CCS (Centro Casa Severino), riflette sul dialogo tra Emanuele Severino e Moritz Schilick volto alla ricerca di un fondamento assoluto della conoscenza. 

L’interesse di Emanuele Severino per il testo di Moritz Schilick si spiega, in primo luogo, con l’interesse che egli ha sempre avuto per la riflessione logica, nella quale vedeva il fondamento di un sapere rigoroso e, in secondo luogo, il tema del fondamento della conoscenza, che è sempre stato essenziale per Severino, ossia quale sia il fondamento che garantisce un sapere incontrovertibile che né gli uomini né gli Dei possono negare. Questo sapere è fondato sul principio di non contraddizione nella versione parmenidea: l’essere non può non essere. 


Nella prima fase del pensiero di Severino il sapere incontrovertibile è il sapere della epistème metafisica greca, mentre nella seconda fase il sapere incontrovertibile sarà quello del destino, inteso come “ciò che sta” sulle sue fondamenta (la stessa radice di epistème), ciò che non può essere negato, perché ogni sua negazione si concluderebbe in un’autonegazione. Pertanto, il tema del fondamento della conoscenza diventa per Severino essenziale in tutte le sue opere ed è il tramite attraverso il quale si sviluppa il suo interesse per il neopositivismo. 
La ricerca di Schilick per Severino è un sogno destinato a svanire, perché Schilick pretendeva di conciliare il fondamento assoluto e il divenire, che è l’aporia presente in tutta la tradizione occidentale. 

L’esperienza per Severino non attesta come tale il divenire non attesta l’annullarsi delle cose ma solo il loro scomparire e quindi tutta la teoria del divenire è un’interpretazione. 
La verità per Severino deve essere sempre riaffermata in maniera attuale e in questo è evidente l’influsso della riflessione attualistica gentiliana: la verità non può partire da un’autorità, ma esige di essere sempre attuale, bisogna che colui che afferma come vere certe proposizioni ne veda l’intrinseca giustificazione.

Severino difende il sapere ontologico dalle obiezioni dei neopositivisti che ne rilevavano l’insignificanza, in base al principio di verificazione secondo il quale una proposizione per essere significante deve essere verificabile, cioè deve appartenere al mondo sensibile al quale la scienza si applica ed una proposizione riguardante l’essere è priva di senso.  
Severino replica che questo preteso divieto di andare oltre l’esperienza può avere senso solo se l’espressione “oltre l’esperienza” ha essa stessa senso. Paradossalmente nel momento in cui il neopositivista vieta al metafisico di parlare, per giustificare questo divieto deve formulare un principio in cui si afferma che solo l’esperienza sensibile (e non ciò che è oltre) ha significato, ma in questo divieto l’espressione “oltre l’esperienza” ha un significato. Pertanto, l’atto con cui si pretende di negare la metafisica è un atto che almeno implicitamente deve riconoscere il significato della metafisica. 

Il negatore di una verità necessaria, che in questo caso è la possibilità di parlare dell’essere, nella sua volontà di negare realizza solo una pretesa che non riesce a realizzarsi, è solo un individuo che nega sé stesso. I negatori del discorso incontrovertibile non riescono a realizzare la loro pretesa perché questa per realizzarsi ha bisogno del valore di quel discorso che vorrebbero escludere: la negazione è auto negazione.  

Severino in tal modo riafferma la verità secondo uno schema logico che dalla Struttura originaria ritorna nelle sue opere successive. 

Michele Lenoci è docente di Filosofia teoretica nelle facoltà di Lettere e filosofia e Scienze della formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dal 2018 è presidente del Nucleo di valutazione di Ateneo.