Aspettando Godot: la strada e l'attesa

Masolino D'Amico sul capolavoro di Beckett

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Sulla scena soltanto due buffi personaggi, Vladimiro (chiamato anche Didi) ed Estragone (chiamato anche Gogo), e un albero alle loro spalle che indica il passare dei giorni attraverso la caduta delle foglie. I due aspettano su una desolata strada di campagna un certo Signor Godot, che però non arriverà mai.

Questi due clown che aspettano che arrivi chissà chi, a risolvere chissà che cosa, siamo tutti quanti, siamo tutti noi.

Lo spiega il critico Masolino D'Amico, che in questa intervista per Cultbook tratteggia non solo le caratteristiche di Aspettando Godot di Samuel Beckett, ma di tutto il suo teatro, definito 'dell'assurdo': proprio nella sua assurdità questo teatro acquista il merito di essere più vero del vero, perché è la vita stessa ad essere, a volte, incomprensibile e apparentemente inconcludente. Siamo tutti in attesa, proiettati in avanti e al tempo stesso immobilizzati? "Nasciamo tutti quanti matti, qualuno lo rimane".

Samuel Beckett nasce a Dublino il 13 aprile 1906. Il suo capolavoro è Aspettando Godot; scrive per il teatro ma anche per la radio, la televisione e il cinema.
Autore di romanzi e di poesie, nel 1969 riceve il Premio Nobel per la letteratura per la sua scrittura, "che - nelle nuove forme per il romanzo ed il dramma - nell'abbandono dell'uomo moderno acquista la sua altezza". Muore a Parigi il 22 dicembre 1989.