Il I Canto della Divina Commedia letto da Albertazzi

Introduzione di Giorgio Petrocchi

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Giorgio Albertazzi legge il I canto dell’Inferno. La lettura è preceduta da una introduzione di Giorgio Petrocchi, che ne riassume il contenuto.

Composta da Dante Alighieri tra il 1308 e il 1321, la Divina Commedia racconta il cammino verso la salvezza attraverso il mistico viaggio compiuto da Dante nei tre regni dell’aldilà, sotto la guida prima di Virgilio, poi di Beatrice e infine di san Bernardo. Il poema è costituito da 100 canti in endecasillabi, 33 canti per ognuna delle 3 cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso), più un canto di proemio. Di seguito i primi ventisette versi del canto:

  Nel mezzo del cammin di nostra vita 
mi ritrovai per una selva oscura 
ché la diritta via era smarrita. 
       Ahi quanto a dir qual era è cosa dura 
esta selva selvaggia e aspra e forte 
che nel pensier rinova la paura! 
       Tant’è amara che poco è più morte; 
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, 
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte. 
       Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, 
tant’era pien di sonno a quel punto 
che la verace via abbandonai. 
       Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto, 
là dove terminava quella valle 
che m’avea di paura il cor compunto, 
       guardai in alto, e vidi le sue spalle 
vestite già de’ raggi del pianeta 
che mena dritto altrui per ogne calle. 
       Allor fu la paura un poco queta 
che nel lago del cor m’era durata 
la notte ch’i’ passai con tanta pieta. 
       E come quei che con lena affannata 
uscito fuor del pelago a la riva 
si volge a l’acqua perigliosa e guata, 
       così l’animo mio, ch’ancor fuggiva, 
si volse a retro a rimirar lo passo 
che non lasciò già mai persona viva. 

Dante Alighieri, considerato il padre della lingua italiana nonché pilastro della letteratura mondiale, nacque a Firenze tra il 21 maggio e il 21 giugno del 1265. La sua opera più importante, la Comedìa, conosciuta come la Divina commedia e composta tra il 1306 e il 1321, è letta e studiata in tutto il mondo e rappresenta probabilmente la più importante testimonianza della letteratura medievale e del dolce stil novo. Tra le sue altre, magistrali e celeberrime opere ricordiamo: la Vita Nova, composta tra il 1292 e il 1293, dedicata all'amore per Beatrice e che comprende il sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare; il Convivio, composto tra il 1303 e il 1308, in cui emerge il ruolo civile della letteratura; il De vulgari eloquentia, trattato composto in latino tra il 1303 e il 1304 in cui Dante difende la dignità e l'importanza della lingua "volgare"; e De monarchia, opera composta tra il 1310 e il 1313 in cui convergono tutto il suo pensiero e la sua filosofia politica. Muore a Ravenna, in esilio dalla sua amata Firenze, nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321.