Il fraterno Porto sepolto di Ungaretti

La voce del poeta, il commento di Alessandro Zaccuri e Carlo Ossola

Scritto su pezzi di carta di fortuna che gli capitavano tra le mani nella trincea del Carso, Il porto sepolto di Giuseppe Ungaretti nasce in mezzo alla tempesta d’acciaio della Prima Guerra Mondiale e scaturisce dalla necessità di rinnovare la lingua poetica, rendendola essenziale, estrema, ridotta a puro vocabolo. Successivamente inserito nella raccolta Allegria di naufragi (poi Allegria), Il porto sepolto è un viaggio nel misterioso segreto che la personalità di ogni uomo tiene celato tra le pieghe dell’animo. La poesia è dunque discesa nel profondo, di lì il poeta attinge i suoi canti, trova una parola per poi riportarla alla luce, come nei famosi versi che sono un autentico manifesto di poetica: “Quando trovo/ in questo mio silenzio/ una parola/ scavata è nella mia vita/ come un abisso”. Nel momento in cui ciascuno singolarmente tocca la propria fragilità, scopre nel cuore la fratellanza, un amore per le vite degli altri che ci toccano o a volte ci sfiorano appena, come pallottole. Nel filmato il commento di Alessandro Zaccuri e Carlo Ossola dalla trasmissione Cultbook.
Da Giuseppe Ungaretti, Fratelli (L'Allegria, 1943).

Di che reggimento siete
fratelli?

Parola tremante
nella notte

Foglia appena nata

Nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità

Fratelli

 

Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1888. Nel 1912 si trasferisce a Parigi. Interventista, si arruola volontario e combatte sul Carso dove scopre ben presto il dramma della guerra. Nel 1918 combatte sul fronte francese. Nel 1916 pubblica, grazie all’amico Ettore Serra, Il porto sepolto in 80 esemplari. Nel 1919 pubblica Allegria di naufragi. Nel 1923 ripubblica le poesie di Allegria di naufragi con il primo titolo, Il porto sepolto, con la prefazione di Benito Mussolini. Nel 1936 si trasferisce a San Paolo del Brasile a insegnare letteratura italiana e nel 1942 torna in Italia, nominato Accademico d'Italia e professore per “chiara fama” di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università “la Sapienza” di Roma. Torna a scrivere poesie sull’insensatezza della guerra nella raccolta Il Dolore del 1947. Nel 1969 l'intera opera poetica è raccolta col titolo Vita d'un uomo come primo volume della collana i Meridiani. Muore nel 1970.