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Umberto Saba: una voce popolare

Un filmato sull'ultimo Saba

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Il filmato propone alcune tappe della vita di Saba: le cure psicoanalitiche con Edoardo Weiss, che deve interrompere troppo presto, la sua scoperta da parte dei giovani critici (Giacomo Debenedetti gli dedica un numero della rivista Primo tempo e così Solaria), il breve esilio a Parigi, il trasferimento a Firenze dove si nasconde con la famiglia, i viaggi a Milano e Roma, le pubblicazioni negli anni '40 -'50, la laurea honoris causa nel '53, il ricovero, nel '55 in una clinica psichiatrica a causa della depressione subentrata dopo la morte della moglie. Saba muore la mattina del 25 agosto 1957, nove mesi dopo la scomparsa di Lina.  Nel video viene letta la poesia Donna:

Quand'eri
giovinetta pungevi
come una mora di macchia. Anche il piede
t'era un'arma, o selvaggia.
Eri difficile a prendere.
Ancora
giovane, ancora
sei bella. I segni
degli anni, quelli del dolore, legano
l'anime nostre, una ne fanno. E dietro
i capelli nerissimi che avvolgo
alle mie dita, più non temo il piccolo
bianco puntuto orecchio demoniaco.


Umberto Saba è lo pseudonimo di Umberto Poli (Trieste 1883 - Gorizia 1957); di famiglia ebraica dal lato materno, viene avviato agli studî commerciali, e per molto tempo è direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. I suoi primi versi risalgono al 1900 ma il primo libro, Poesie, è del 1911; seguono: Coi miei occhi (1912), Cose leggere e vaganti (1920), Il Canzoniere (1921; ed. crit. a cura di G. Castellani, 1981), Preludio e canzonette (1922), Figure e canti (1926), Preludio e fughe (1928), Tre composizioni (1933), Parole (1934), Ultime cose (1944), poi tutti raccolti nell'ediz. definitiva del Canzoniere (1945); e quindi Mediterranee (1947), Uccelli - Quasi un racconto (1951). Scrive anche alcune prose fra narrative e liriche: Scorciatoie e raccontini (1946), Ricordi-racconti (1956) e Storia e cronistoria del Canzoniere (1948), contributo alla critica di sé stesso; postumo (1975; nuova ed. 1995) viene pubblicato un romanzo incompiuto, Ernesto, scritto nel 1953. Dal suo epistolario sono tratti il carteggio con Quarantotti Gambini (Il vecchio e il giovane, 1965) e l'edizione a cura di A. Marcovecchio, La spada d'amore. Lettere scelte 1902-1957 (1983).