Andrea Camilleri e Salvo Montalbano

    Andrea Camilleri e Salvo Montalbano

    Intervista di Maria Agostinelli

    Andrea Camilleri e Salvo Montalbano

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    Andrea Camilleri ha lavorato come regista, autore e sceneggiatore in televisione e a teatro, ma la sua affermazione come romanziere è molto più tardiva: dopo Il corso delle cose (1978), passato pressoché inosservato, pubblica nel 1980 Un filo di fumo, primo di una serie di romanzi ambientati nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigàta, a cavallo fra la fine dell’800 e l’inizio del ’900. Ma il grande successo arriverà soltanto nel ’94, con l’apparizione de La stagione della caccia, cui seguono nel 1995 Il birraio di Preston (best seller internazionale), La concessione del telefono e La mossa del cavallo (1999). Sempre Vigàta, ma quella dei giorni nostri, è teatro della celebre 'serie' del Commissario Salvo Montalbano, dal cui personaggio è stata tratta una fortunata serie televisiva.

    Com’è nato il personaggio di Montalbano?
    Il nome del personaggio di Montalbano nasce come omaggio allo scrittore spagnolo Manuel Vásquez Montalbán, anche se non in relazione alla sua produzione giallistica e al personaggio del detective Pepe Carvalho. Anni fa lessi un suo romanzo dal titolo Il pianista che mi diede il modo di organizzare un mio romanzo: Il birraio di Preston.

    Quando, in seguito, mi ritrovai tra le mani un personaggio giallo da delineare gli diedi il nome di Montalbano, prima di tutto perché si tratta di un cognome siciliano diffusissimo e in secondo luogo proprio come ringraziamento a Vásquez Montalbán.

    C’è poi da aggiungere che il personaggio di un detective, e quindi la scrittura di un giallo, nasce come un mio personale bisogno di ordine, perché il romanzo giallo necessita di una consecutio temporis e di una consecutio logica ben determinate, ha bisogno di una struttura profondamente delineata. Questi elementi non erano stati fino ad allora presenti nei miei romanzi, e quindi provai a vedere se sarei stato capace di scrivere in questo modo, nella gabbia del romanzo giallo.

    Qual è l’importanza della squadra per Montalbano?
    Enorme. La squadra è fondamentale. Una volta un procuratore capo fece il possibile per non essere trasferito in un’altra procura perché era sicuro che non sarebbe mai riuscito ad avervi la squadra che stava per abbandonare. In questi fatti di indagini il lavoro di squadra è fondamentale.

    Qual è l’importanza delle consuetudini caratteriali e comportamentali nella delineazione del personaggio di un detective?
    È molto importante perché lo rende più personaggio. In un mio recente intervento citavo un giallista di nome Edgar Wallace di cui ormai quasi nessuno ricorda più i suoi detective proprio perché non è mai riuscito a creare il personaggio dell’investigatore. Nello stesso intervento me la sono presa con la povera Agata Christie per altri motivi, ma bisogna riconoscere che Poirot è delineato benissimo.

    I vizi e le consuetudini dell’investigatore sono importanti anche perché permettono al lettore di affezionarsi al personaggio e di protrarre questo affetto in tutte le diverse avventure di cui è protagonista.

    C’è qualcosa di Andrea Camilleri in Montalbano?
    No, ma c’è molto di mio padre… non l’ho scoperto io, l’ha scoperto mia moglie.