Faber in Sardegna

Faber in Sardegna

Il racconto del complesso rapporto tra Fabrizio De André e la Sardegna nel documentario di Gianfranco Cabiddu

Faber in Sardegna

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Fabrizio De André e la Sardegna, un legame profondo. Un grandissimo amore racchiuso in una frase-emblema:

La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi. Ventiquattromila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come paradiso.

Nemmeno la drammatica esperienza del sequestro avvenuta nel 1979 riuscì a far venire meno il vincolo sentimentale con questa terra: De André decise non solo di restare in Sardegna, ma di perdonare i banditi che tennero in prigionia lui e la compagna Dori Ghezzi per quattro mesi. 

Tra i segni lasciati nell'isola dal grande cantautore genovese scomparso 20 anni fa, c'è innanzitutto l'Agnata, l'incantevole tenuta alle falde del Limbara, a Tempio Pausania, in Gallura, che scelse come dimora. E poi sono i mille ricordi di tanti amici sardi. E un festival come Creuza de Mä, dedicato alla musica per film, diretto dal regista Gianfranco Cabiddu, autore anche del documentario musicale Faber in Sardegna che racconta l'uomo, oltre l'artista e il suo mito.

Spiega l'autore:

Il progetto è nato innanzitutto per la passione che abbiamo tutti per la musica di De Andrè e per quello che rappresenta nella cultura italiana. Devo molto all'iniziativa e all'amicizia con Nicola Piovani, che a sua volta ebbe molte collaborazioni artistiche con Fabrizio, e a quella con Paolo Fresu, ideatore del Time in Jazz di Berchidda, che per molti anni ha reso omaggio alla figura artistica di De Andrè proprio nella zona dell’Agnata.


Il racconto di Faber in Sardegna alterna passato e presente. Il passato è evocato dalle rare fotografie e dagli spezzoni di filmati familiari e ci mostrano un De André privato e intimo, un uomo che, smessi i panni dell'artista conosciuto da tutti, indossa quelli dell'allevatore e del contadino. Il presente va oltre il tempo concentrandosi sulla sua musica, suonata oggi dai tanti musicisti che ogni anno all'Agnata danno vita a concerti unplugged. 

Il film sfocia infine nelle riprese del suo ultimo concerto, svoltosi a Roma al Teatro Brancaccio il 13 e 14 febbraio 1998, a meno di un anno della sua scomparsa. Brani celebri vengono introdotti da un De André emozionato di fronte al pubblico entusiasta nell'ascoltare i suoi pensieri tradotti in parole e musica. Sul palco accompagnano il cantautore alcuni straordinari musicisti, fra i quali i suoi figli, Cristiano e Luvi. 

Un ricordo meraviglioso per chi era presente e vuole rivivere quelle emozioni, così come una straordinaria eredità per tutte le nuove generazioni desiderose di conoscere meglio colui che Fernanda Pivano ha definito:

il più grande poeta che l'Italia abbia avuto negli ultimi 50 anni.