Leonard Cohen

Tra zen e poesia

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So Long, Marianne, cantava Leonard Cohen. Era il 1967. Sette anni prima, il cantautore canadese si era trasferito sull’isola greca di Hydra, all’epoca casa di una variopinta comunità di artisti. Lì aveva conosciuto quella che sarebbe diventata una delle sue muse e fonte d’ispirazione di varie canzoni, la norvegese Marianne Ihlen. Il film Marianne & Leonard. Parole d’amore di Nick Broomfield racconta questa grande storia d’amore e condivisione. Che non si esaurì in Grecia, ma andò avanti una vita intera, fino alla morte dei protagonisti, entrambi nel 2016.

Il film sarà nei cinema martedì 3 e mercoledì 4 marzo.


La camicia bianca e il completo nero impeccabile. Il Borsalino, spesso appoggiato all'asta del microfono. L'incedere elegante sul palco. L'aspetto signorile, appena un po' blasè. La voce fascinosa e profonda.  

Letterato raffinato e rockstar, ebreo ortodosso ed eremita zen (per quasi 15 anni si è ritirato nel tempio buddista di Mount Baldy in California, un'assenza terminata solo con il ritorno sulle scene nel 2008), Leonard Cohen è sempre rimasto un poeta prestato per caso alla musica. 

Suzanne, il celebre brano d'esordio del 1967, è il successo inaspettato che ne definisce lo stile: un erotismo languido e sofferto in una cornice di minimalismo folk che pare quasi marginale. E invece l'ordine è preciso e severo: una raffinata ragnatela di sillabe e note che portano ad un mondo di segreto desiderio. 

L'impulso sensuale si trasfigura in tensione dell'anima. Tutto in Leonard Cohen è slancio verso l'alto, è lotta tra corpo e spirito. Tra il rigore biblico di Abramo, descritto nell'attimo in cui sta per sacrificare Isacco a Dio (nel brano del 1969 Story of Isaac) e il fluido misticismo di Giovanna D'Arco, l'eroina santa che nel brano omonimo del 1971 sale sul rogo vestita da sposa e si arrende alla morte come se fosse un amante.

Perfino la politica è inquietudine spirituale: “Ridatemi il muro di Berlino, Stalin e San Paolo, datemi Cristo o Hiroshima”, diceva nel 1992 la controversa Democracy

Leonard Cohen peccatore e santo, perché "santo è colui che ha assaggiato le più remote possibilità umane e accettato il caos”. Sta tutta qui la sua umanità rovinosa e travolgente, la sua coerenza nella ricerca della contraddizione. 

Un percorso che, in fondo, è anche il nostro.