La musica ci dice chi siamo

    La musica ci dice chi siamo

    Gli ottantacinque anni di Terry Riley

    La musica ci dice chi siamo

    Condividi

    Intellettuale californiano «doc» per gli standard della sua generazione, Terry Riley si forma al San Francisco State College e all'Università di Berkeley, studia composizione con Robert Erickson, maestro e mentore di moltissimi artisti sperimentali di quell’epoca, viaggia per l’Europa durante la prima metà degli anni Sessanta, partecipa ai movimenti pacifisti e hippie, si avvicina alla filosofia zen e la sua musica, dopo una prima ispirazione in chiave jazz e soul, sarà decisamente influenzata da quella orientale, dai raga indiani e dai gamelan balinesi in particolar modo.

    Terry Riley è nato nel giugno 1935 e compie ottantacinque anni nel 2020. Assieme a La Monte Young e Steve Reich è tra i principali rappresentanti del Minimalismo musicale, una delle più interessanti avanguardie del secondo Novecento che ha avuto (e ha) importanti ramificazioni nel campo delle arti visive (Sol Lewitt, Donald Judd, Frank Stella e molti altri).

    La ragione primaria della musica è la spiritualità. La musica ci dice chi siamo. Per me religione significa riconoscere da dove la musica viene, e la musica viene dalla natura. Interpretare e riprodurre la natura significa captarne le vibrazioni e trasmetterle in forma di suoni. Non sono religioso nel senso stretto del termine, non ho una fede particolare. Ma sono una persona che conduce una vita spirituale, cercare Dio è per me cercare il contatto con la natura e la musica è l’espressione di questa mia ricerca
    Terry Riley

    Se gli artisti visuali minimal reagiscono all’irrazionalismo della action painting e alla Pop Art, i musicisti hanno anche loro il proprio bersaglio: John Cage e il movimento Fluxus. Pur non disconoscendone un’innegabile influenza, c’è un nodo sul quale i minimalisti si discostano decisamente dalle posizioni di Cage: alla sua imprevedibile casualità contrappongono, con una mentalità schiettamente tecnologica, un andamento razionale ed estremamente rigoroso in cui il materiale sonoro è ridotto ai minimi termini, con una ripetizione di brevi moduli ritmici e melodici, che dà origine a prospettive diversificate: se La Monte Young è il primo a rivolgersi al mondo mistico orientale, Terry Riley inizia studiando i bassi armonici nella musica soul, sempre identici e ripetuti a lungo.

    Tra le sue prime opere, composte nella prima metà degli anni sessanta, Can't Stop, No, Mescalina Mix, e la serie intitolata Keyboard Studies.

    Nel 1964, realizza In C (In Do) l’opera che costituisce una sorta di manifesto del Minimalismo musicale e nella quale un Do alto palpita incessantemente durante l’intero brano, che dura circa quaranta minuti.

    In C si serve dei procedimenti del tape loop e del tape delay, tecniche della reiterazione per mezzo del nastro magnetico. Il tape loop, letteralmente, in italiano, «anello di nastro», è, in quegli anni, un procedimento - oggi, ovviamente, largamente superato dalle tecnologie digitali - che consente la ripetizione ininterrotta di un frammento musicale registrato su nastro magnetico. Congiungendo le due estremità di una porzione di nastro, si forma un anello che la testina può leggere all’infinito. Anche il tape delay, «eco a nastro», si serve dei registratori a bobine nei quali, generalmente, la testina di riproduzione è collocata alcuni centimetri più in basso di quella di registrazione. L’intervallo temporale tra il segnale reale e quello riprodotto, la cui durata dipende sia dalla distanza tra le testine, sia dalla velocità di scorrimento del nastro, viene impiegato per ricreare artificialmente un effetto di ripetizione del segnale simile all’eco in natura. Secondo Riley, un suono reiterato non è mai uguale a quello originale. Ne consegue che ciascun suono può essere apprezzato del tutto solamente nell’insieme delle sue ripetizioni.

    Nel 1969, Riley compone e incide Poppy Nogood and the Phantom Band e A Rainbow in Curved Air, entrambe raccolte nell’album A Rainbow in Curved Air, che lo rende noto ad un pubblico più vasto. Nel 1970, diventa professore presso il Mills College di Oakland, in California, mentre dal 1967 al 1977 ha insegnato e tenuto conferenze e masterclass all'Accademia Reale Svedese di Musica, all'Università di New York, all'Institute of Music di Cleveland, alla Vallwkilde Summer Music School in Danimarca, alla Biennale di Venezia, a Tokyo e Kyoto.

    'A Rainbow In Curved Air' è il pezzo che sento a me più vicino. Nasce da una serie di improvvisazioni sovrapposte, era il tipo di musica che cercavo ed è il primo esperimento riuscito in quel senso. È un pezzo seminale che, con la tecnica del delay, posso suonare dal vivo anche da solo
    Terry Riley

    L’esperienza di Terry Riley e dei musicisti minimalisti incrocia quella di Philip Glass, che, già forte di una rigorosa formazione accademica, aveva appreso da Ravi Shankar una diversa nozione del ritmo basata sulla successione di piccole unità. Il suo approdo deciso alla «musica ripetitiva» avviene, però, solamente nel 1970.

    Glass, nonostante l’adesione tarda, è il più noto tra i musicisti minimalisti. Se è vero che il nome collettivo e i postulati di un gruppo emergente di giovani artisti sono, in genere, donati loro da un critico o da un filosofo (in questo caso Richard Wollheim, nel 1965), «tradizione» vuole, anche, che quel gruppo li rifiuti o non vi si riconosca del tutto, desiderando, ciascuno, sottolineare la propria individualità. È, pure, il caso dei musicisti minimal americani. Nel 1988, Terry Riley, chiamato ad esprimere il proprio pensiero sui suoi colleghi minimalisti, dichiara:

    Devo dire che francamente non sono molto informato sulla loro musica... Non ho ascoltato i loro brani più recenti e il mio giudizio quindi non può essere troppo corretto. Ma sinceramente ? Non sono troppo interessato a questa scuola: è già in crisi […]. Penso proprio che abbiano […] molto beneficiato del mio lavoro, soprattutto di ‘In C’: lì avevo già elaborato e sviluppato tutto quello che questi signori hanno in seguito scoperto! Non c’era molto lavoro creativo da fare, se non riproporre quelle intuizioni e realizzare nuovi brani per lo stesso tipo di musica... Vari artisti hanno attinto molto dal mio lavoro e lo hanno reso molto più commerciale!
    Terry Riley