Se questo è un uomo

    Il capolavoro di Primo Levi secondo Malosti

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    La voce di Primo Levi è la voce che più di ogni altra ha saputo far parlare Auschwitz: la voce che da oltre settant’anni, con Se questo è un uomo, racconta ai lettori di tutto il mondo la verità sullo sterminio nazista. È una voce dal timbro inconfondibile, mite e salda: «Considerate che questo è stato».


    Oggi, nel centenario della nascita di Levi, il direttore del Teatro Piemonte Europa, Valter Malosti, firma la regia di Se questo è un uomo, scegliendo di porre in uguale risalto l’uomo di pensiero e il testimone del Lager. L’esecuzione scenica dell’opera è coprodotta dal Tpe con il Teatro Stabile di Torino, con la consulenza del Centro internazionale di studi Primo Levi. Il testo è curato dallo stesso Malosti e da Domenico Scarpa.

    Se questo è un uomo è un’opera acustica. Levi restituisce la babele del campo – i suoni, le minacce, gli ordini, i vocaboli gergali incomprensibili, i rari discorsi chiari e distinti – orchestrandola sulle lingue parlate in quel perimetro di filo spinato: i «barbarici latrati» dei tedeschi, lo yiddish degli ebrei orientali, il polacco della regione di Auschwitz, l’italiano dei pochi connazionali in grado di non soccombere, il francese adottato come lingua franca. In un contesto neutro ed essenziale – la scenografia di Margherita Palli, tale da concedere il minimo all’immaginario della Shoah – la polifonia di Primo Levi si convertirà nella pronuncia scenica di Valter Malosti: una distillazione irripetibile di voci, di suoni e di silenzi.