Torna a speciale Bianco e nero - speciale

William Kentridge

Il bianco e il nero

Condividi

L’artista di fama internazionale William Kentridge è nato nel 1955, bianco, in un Sudafrica fortemente afflitto dall’Apartheid, un fatto che  ha influenzato da sempre il suo lavoro.

“Quando avevo sei anni - racconta Kentridge - mio padre lavorava all’inchiesta sul massacro di Sharpeville. Sulla sua scrivania vidi una scatola gialla che pensavo fosse di cioccolatini. Invece di trovare la cioccolata vidi foto di persone decapitate e uccise alle spalle. Le vittime del massacro. Fu uno shock per un bambino di sei anni.  Ha sconvolto totalmente la mia percezione del mondo.  


Nel suo lavoro, dominato dal bianco e nero, le tecniche del disegno, dell’incisione, del collage e dell’animazione, si mescolano con altri interessi che l’artista ha saputo coltivare nel corso degli anni, primo fra tutti il teatro. I temi delle sue opere sono la società e le sue ingiustizie o la sua memoria storica, affrontate spesso con una vena ironica.



Rai Cultura ha incontrato Kentridge all'American Academy a Roma dove l'artista ha rilasciato quest'intervista in cui parla della sua infanzia e adolescenza in Sudafrica. Davanti alle nostre telecamere Kentridge ha inoltre illustrato il suo progetto pensato per le sponde del Tevere a Roma e si è anche prestato a giocare con noi, come potete vedere all'inizio del servizio. 

Nel 2016, in occasione del Natale di Roma, il 21 aprile, si è svolta la cerimonia inaugurale del grande fregio realizzato da Kentridge, che l’artista ha intitolato Triumphs and Laments. L’opera si trova tuttora lungo la banchina del fiume per 500 metri da Ponte Sisto a Ponte Mazzini. Il progetto era stato ideato e avviato già da molto tempo, promosso dall’associazione culturale Tevereterno, una onlus che lavora con l’obbiettivo di creare una migliore fruizione del fiume e delle sue sponde per i romani e i turisti. Triumphs and Laments racconta alcuni capitoli della storia di Roma attraverso miti e avvenimenti scelti dall'artista, fino ai nostri giorni: la Lupa Capitolina, Giordano Bruno, la morte di Aldo Moro e Pasolini, le migrazioni. Si tratta di un'opera effimera, in cui le grandi sagome protagoniste dalla narrazione sono state realizzate dall’artista sulle pareti dei muraglioni del fiume con la tecnica dello stencil, particolarmente utilizzata nella street art.  Kentridge ha eliminato la patina di  smog stratificata intorno alle sagome degli stencils con un’ idropulitrice facendo apparire le figure; ma col tempo il muraglione sarà di nuovo gradualmente interamente annerito dall’inquinamento atmosferico, fino a fare scomparire progressivamente le immagini.