Fabio Viale

    Colpi di scena nel marmo

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    Quando Canova lavorava a Roma, aveva nella sua bottega ben duecentocinquanta dipendenti. Questo ci da un'idea di quanto la scultura sia una pratica artistica impegnativa. C’è sempre bisogno di una mano, non bastano mai le proprie e ovviamente duecentocinquanta dipendenti sono un numero importantissimo, ma se si riesce a utilizzare un robot in modo intelligente sicuramente, questo è in grado di apportare delle migliorie al lavoro che assolutamente non tolgono nulla al risultato finale dell’opera.                                     

    Fabio Viale

    A sedici anni il torinese Fabio Viale scopre la sua passione per il marmo e trascorre le sue estati vicino ad artigiani che lavorano questa materia per imparare i segreti del mestiere. Fin dall’inizio della sua attività si ispira alle icone classiche come la Monna Lisa, la Venere o la Nike di Samotracia, che però interpreta con un linguaggio personalissimo.

    Associando la creatività ad anni di ricerca anche tecnologica, scolpisce una Nike che sembra fatta di polistirolo o decora il corpo della Venere, modello Canova, con dei tatuaggi d’ispirazione orientale. 

    La combinazione tra il marmo, la classicità e i tatuaggi è una scelta  riproposta più volte nelle opere di Viale, come nel Laocoonte e la Pietà, di cui modifica anche l'iconografia sottraendo a entrambe le sculture originali le figure dei  figli. Questo Laocoonte contemporaneo ha un tatuaggio total body, che rappresenta l’Inferno di Dante dipinto da Giovanni da Modena nel Quattrocento, come lo si  ammira nella basilica di San Petronio a Bologna. Nella Pietà Fabio Viale ci lascia immaginare che un vandalo abbia brutalmente distrutto il corpo di Cristo lasciando solo i segni dei colpi inferti con lo scalpello, per poi inserire un nigeriano in carne ed ossa tra le sue braccia per un scatto fotografico.

    Viale ci stupisce nell’immediatezza per il contrasto materico che assume un ruolo fondamentale in tutte le sue opere e per la sua ricerca estetica che affascina l'occhio dell'osservatore: come quando usa le casse di plastica, quelle che troviamo nei mercati della frutta, come modello per l’opera Stargate, creando una cella composta dai motivi geometrici delle casse di plastica, che diventano un diaframma di arabeschi in marmo in cui si può addiritura entrare; oppure, quando da un marmo nero, crea l’infinito, che riproduce due grandi ruote da camion surrealmente intrecciate tra di loro.