L' origine dell'universo tra scienza, mito e arte

Un dialogo tra visioni antiche e contemporanee

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L'universo così come veniva immaginato nell’antichità, quando la cosmogonia era un racconto di miti, fino alle prime conquiste del pensiero scientifico. Un percorso che prende avvio dalla concezione artistotelica e tolematica del cielo delle stelle fisse, trasmessa, in particolare, dalla poesia della Divina Commedia dantesca, per passare ad illustrare la teoria eliocentrica di Niccolò Copernico e la rivoluzionaria tesi epressa nel 1610 da Galileo Galilei nel Sidereus Nuncius, esito dell'osservazione diretta dello spazio con il cannocchiale.  

La mostra Immagini delle origini dell'universo, tra scienza arte e mito, allestita presso la Società Dante Alighieri a Roma, racconta l'evoluzione della concezione del cosmo tra Rinascimento e Illuminismo con una ricca selezione di riproduzioni da libri a stampa, affiancate da pregiati codici miniati in copie fac-simili. Le iconografie esposte sono tratte da edizioni originali e talvolta rare, come la tavola di un manoscritto greco del sedicesimo secolo con la rappresentazione dei segni zodiacali.



Tra i maggiori studiosi attivi nel diciassettesimo secolo si ricorda il danese Tycho Brahe, autore di un De mundi aetherei recentioribus phaenomenis  (1588) che propose una soluzione intermedia tra il sistema tolemaico e quello copernicano, e il fisico belga François d'Aguilon, in mostra con le tavole tratte da Opticorum Libri Sex philosophis juxta ac mathematicis (Anversa, 1613) illustrate da Rubens. A Roma opera il gesuita Athanasius Kircher, autore di molte opere dedicate a vari campi del sapere, dalla filologia alla fisica, all'astronomia, alla storia naturale, alla matematica, alla musica, all'egittologia, alla geografia. A Kircher si deve l'elaborazione di una struttura egiziana del cosmo spiegata tramite geometria sacra, illustrata in Edipus Aegyptiacus (Roma,1652). 

Un aspetto fondamentale dei sistemi conoscitivi sviluppati tra Rinascimento e Illuminismo è lo studio del rapporto tra la dimensione finita dell'uomo e l'infinito dell'universo, tra legge cosmica e microscosmo.   

Abbiamo dedicato molta attenzione nel far vedere come l'uomo abbia cercato di rintracciare nel proprio microcosmo interiore traccie del macrocosmo che ci circonda, stelle e moto dei pianeti. E viceversa, come  gli uomini abbiano proiettato le proprie emozioni sul cielo stellato.
Alessandro Orlandi, curatore della mostra

L'analogia tra il sistema che regola le alte sfere e il meccanismo che governa il corpo umano è studiata in testi di grande fortuna nel Rinascimento italiano come il De divina proportione (Venezia, 1509) di Luca Pacioli, e illustrata attraverso iconografie complesse come in Opus Medyco Chimicum (Francoforte, 1618) di Johann Daniel Mylius.



Il progetto espositivo lancia un ponte verso il presente aprendosi anche ad un dialogo tra visioni classiche e visionarietà di alcuni artisti contemporanei che si sono già misurati con la conoscenza ermetica del macrocosmo e microcosmo: l’argentino Santiago Espeche, il tedesco Michael Franke e l’italiano Cesare Massimo. 

L'anello di congiunzione fra astronomia, astrofisica e arte che mi piace sottolineare, è proprio il mezzo tecnico che usano gli artisti: il colore non è altro che un epifenomeno della struttura, le particelle non hanno colore ma il loro aggregarsi in strutture di sempre maggiore complessità fa sì che noi possiamo osservare dei colori e questo fenomeno è ben interpretato dagli artisti contemporanei.
Pietro Oliva, curatore della mostra



Le origini dell'universo, tra scienza, mito, arte. Roma, Palazzo Firenze, fino al 5 novembre 2020